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Come nasce una mamma psicologa

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Era l’estate del 2016, Maya aveva compiuto tre anni ed io avevo ripreso il lavoro da poco. Fino ad allora mi ero occupata di tutt’altro, sono una psicologa ed ho sempre lavorato nell’ambito delle risorse umane e in ambito psichiatrico, quest’ultimo il mio grande amore. Ho smesso di lavorare ( in realtà sono stata licenziata a causa della gravidanza) poiché in quel periodo le corse in ospedale erano all’ordine del giorno. Sul momento non mi importava di essere stata licenziata, o meglio non avevo le forze per affrontare una causa che sicuramente sarebbe stata vinta. Ho tirato i remi in barca ed ho cercato di fare del mio meglio per godermi la maternità e trovare un po’ di serenità. Dovete sapere che durante la gravidanza e dopo, le ho passate tutte, mi fu diagnosticata la trombofilia, per cui ho dovuto fare delle siringhe fino ad una settimana dal parto, paure strane, ( pensavo che Maya si sciogliesse nelle urine) depressione post partum, tunnel carpale e diagnosi della fibromialgia. Quello che doveva essere il momento più bello della mia vita si era trasformato in un momento davvero difficile! La cosa peggiore era il confronto con le altre mamme che ne sapevano sempre qualcosa in più, anche quelle che non erano mamme ne sapevano più di me. Pensavo sempre ma perché c’è questa acredine fra le donne? Perché tanta competizione? La risposta è sempre la stessa, le persone non fanno la vita che vorrebbero! Non sono mai stata una appassionata di blog mammeschi, non conoscevo alcun blog nello specifico, ignoravo questo mondo, conoscevo soltanto la pagina cose da mamme. Mai avrei immaginato che fioriscono blog di mamme come i funghi in autunno! Allo stesso tempo pensavo che mi sarebbe piaciuto dare ad altri quello che era mancato a me e che spesso, anzi sempre, manca alle altre mamme, un po’ di comprensione. Di qui la decisione di aprire il blog, di mettere a conoscenza le mamme di quello che le aspetta e perché no usare le mie competenze professionali per creare un luogo di accoglienza. L’idea si è trasformata in questo blog e poi in laboratori e percorsi per le mamme,  perché ogni mamma è diversa,  ogni mamma deve sapere che sta facendo del suo meglio per crescere il bambino, ogni mamma è speciale. Alla prossima!

Rosaria Uglietti una mamma psicologa

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Come svezzare nostro figlio in vacanza, consigli per villeggiature serene.

 

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Oggi parleremo delle vacanze, può accadere che queste coincidano con il periodo dello svezzamento. Le mamme iniziano a chiedersi cosa fare  e quale possa essere  la scelta migliore soluzione per se e per il loro piccolo.  Le soluzioni sono tante, vediamo insieme come comportarci. Continua a leggere “Come svezzare nostro figlio in vacanza, consigli per villeggiature serene.”

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L’ascolto è la forma migliore di comunicazione esistente

IMG_9805Sentiamo spesso parlare dell’importanza dell’ascolto, nel mio lavoro ascoltare è la fase principale che mi permette di interagire con i pazienti. Nella vita di tutti i giorni cerco di ascoltare chi mi è accanto. L’ascolto è una parte fondamentale affinché i rapporti siano positivi. Madre e figlio dovrebbero ascoltarsi vicendevolmente per avere un rapporto proficuo e speciale. Quando sono stata contattata da Amplifon sono stata lieta di accettare l’invito, poiché conosco l’importanza che ha l’udito nella vita di tutti i giorni. Nel mio studio e nelle esperienze lavorative precedenti mi sono relazionata con persone che avevano deficit uditivi, osservavo la loro difficoltà nel sentirsi compresi. In particolar modo ricordo uno degli internati dell’O.P.G, Ospedale Psichiatrico Giudiziario, che aveva questo deficit e ne soffriva molto. Negli O.P.G c’è poca comunicazione, se questa è resa difficile da un deficit si può ben comprendere quanto la vita di chi ne soffre possa essere ancora più danneggiata. Nella mia famiglia ho mio padre che nel tempo ha avuto problemi uditivi ed oggi che fa uso di uno strumento per ascoltare meglio, mi rendo conto ancor di più quanto sia difficile comunicare le emozioni quando ci sono difficoltà uditive. Ho dato uno sguardo agli strumenti che Amplifon mette a disposizione dei suoi utenti e devo dire che la tecnologia è all’avanguardia. Mio padre ha un apparecchio acustico tradizionale, ma bisogna considerare la sua età, ha 73 anni. Ci sono altri apparecchi più discreti, per cui ogni persona può utilizzare quello più consono alle sue esigenze. Mia madre per fortuna non ha di questi fastidi, tuttavia, ho accettato l’invito di Amplifon di farvi conoscere il loro lavoro. Anche voi, infatti,  potreste richiedere una visita audiometrica gratuita per le vostre mamme, chiamando il numero verde 800 046 385 oppure prenotando sul sito.

Ricordatevi che l’ascolto è la prima forma di comunicazione, nonché la migliore. Nel mentre vi porto ancora una volta nel mondo di una mamma psicologa. Buon viaggio!

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Quando sono diventata mamma ho compreso quanto sia difficile cercare di fare un buon lavoro nonostante le difficoltà fisiche. La fibromialgia mi ha devastato e non poco, ma il tuo esempio per me è stato molto importante. Nonostante la tua salute cagionevole sei sempre stata una mamma molto presente. Fra i tanti problemi che hai conosci anche quello della problematica dell’udito e sai quanto possa essere frustrante per una persona non riuscire a sentire la voce dell’altro.

hy3Ezy7.jpegA causa del lavoro, infatti, papà deve usare l’apparecchio acustico. Voi siete un grande esempio per me, ma soprattutto tu mamma che ti sei mostrata sempre fiera e forte nei nostri confronti. Ricordo da bambina quando anche la nonna ha iniziato ad avere i suoi problemi di salute, iniziati proprio con degli acufeni e quanto questi la rendessero irritabile. Non ti sei mai stancata, l’hai portata ovunque per risolvere il problema. Oggi per fortuna ci sono tecnologie avanzate che permettono la risoluzione di questi problemi, ti invito appena avrai risolto ciò che stai vivendo adesso a seguire la visita audiometrica. Fallo proprio per prevenire altre problematiche che potrebbero appesantire ulteriormente la tua vita. Ti voglio bene mamma!

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Come e quando togliere il pannolino:consigli per una crescita serena

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Arriva l’estate e tutte le mamme iniziano a pensare di togliere il pannolino al proprio piccolo.

Vediamo insieme come fare.

Diciamo subito che il controllo sfinterico (capacità di trattenere cacca e pipì) è maturo tra i due e i tre anni, per cui ogni bambino ha la sua capacità e maturità che differisce da quella di un altro piccolo. E’ inutile quindi generalizzare su questo punto ed è ancora più deleterio affannarsi e impuntarsi intorno ai due anni affinché il piccolo tolga il pannolino. Si otterrebbe solo stress personale e del piccolo. Continua a leggere “Come e quando togliere il pannolino:consigli per una crescita serena”

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Dedica alla mia mamma: quei pomeriggi indimenticabili accanto a te sul letto

uo6XAte_optMia madre è sempre stata una persona autorevole ma premurosa e le mie amiche me l’hanno sempre invidiata. Posso dire di essere una persona fortunata perché grazie a lei ho vissuto una infanzia da favola, quello che ricordo maggiormente erano i nostri pomeriggi nel letto, quando eravamo da sole e lei si metteva accanto a me per farmi riposare. Questo gesto accogliente l’ho vissuto per tutto il periodo in cui sono stata a casa, finanche durante la gravidanza e ancora oggi per dirla tutta quando vado a casa sua e siamo sole approfittiamo per riposarci insieme, anche con mia figlia Maya e ripercorriamo la nostra storia. Ed è per questo motivo che ho deciso di accettare l’invito di Amplifon di farle una dedica per la festa della mamma.

Grazie a questa opportunità offertami da Amplifon anche tu puoi fare un regalo alla tua mamma, fino al 14 maggio puoi prenotarle una visita gratuita chiamando il numero verde 800 046 385 oppure leggi qui

Ti lascio alla mia storia. Buon viaggio nel mondo di una mamma psicologa.

Continua a leggere “Dedica alla mia mamma: quei pomeriggi indimenticabili accanto a te sul letto”

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La storia di Claudia

 

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Claudia è una mia sostenitrice in google, una persona riservata e attenta che segue i miei scritti e la mia comunità. Mi ha contattata perché voleva che raccontassi la sua storia ma non vuole che si risalga a lei quindi questo è un nome di fantasia. Claudia ha iniziato a commentare i miei scritti, esponendo di volta in volta i tipici disagi delle neo mamme. In particolare del disagio che si prova nei confronti delle altre mamme e del giudizio impietoso che in genere queste ultime hanno, la solita mancanza di solidarietà femminile.
Entriamo insieme nel mondo di Claudia.
Claudia fin dall’inizio mi investe delle sue emozioni, il suo racconto minuzioso testimonia la sua voglia di raccontarmi ed infatti non esita a raccontarmi cosa ha provato quando ha scoperto di aspettare la sua piccola.
Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?
Ho provato un mix di emozioni, che ripensandoci, mi sembra di rivivere. All’inizio avevo un po’ di paura a fare il test: paura che mi dicesse che era solo un ritardo, che anche questo mese sarebbe stato come tutti gli altri, e ci sarei rimasta male, perché la desideravo veramente tanto. Ma poi mi sono decisa “…dai togliamoci il dubbio, tanto non hai nausea non hai nulla, vedrai che è negativo sicuro!” mi sono detta. Quei minuti che ci sono voluti al test per “validare” il risultato mi sono sembrate ore, mi ricordo che mi sono dovuta sedere perché mi tremavano le gambe, ero emozionatissima. “Il vedrai che è negativo” si stava trasformando in “forse non è negativo”…E poi il risultato finale… “positivo”. Mi ricordo che ho sentito un forte calore partire dalla testa e pian piano diffondersi per tutto il corpo, da un lato ero felicissima, avrei voluto gridare, saltare di gioia, affacciarmi alla finestra e dire a tutti che ero la donna più felice del mondo. Dall’altro avevo un sentimento di timore che mi “frenava”: la paura che ben presto avrei avuto un “piccolo me, un piccolo noi” tra le braccia e che l’avrei dovuto crescere. “come si cresce un bimbo?!?!” Con le lacrime agli occhi per la felicità sono corsa dal mio compagno e gli ho dato la bella notizia.
Claudia pensando alla sua maternità non può fare a meno di ricordare la sua infanzia, i suoi genitori e i suoi nonni, la parola mamma le fa pensare a due persone innamorate: innamorate l’uno dell’altra e del proprio bimbo.
Pensa alla sua storia e dice:-Mi vengono in mente ovviamente i miei genitori, e anche i miei nonni materni anche se non li ho frequentati molto essendo dall’altro capo dell’Italia. Ma so che mia mamma li amava molto.
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Claudia è una persona attenta e le piace spiegarmi i suoi pensieri entrando anche nei particolari, è una mamma che sente tutto il peso della sua responsabilità. E’ una donna che si pone mille domande e tenta di fare del suo meglio come tutte noi. Per Claudia essere mamma è un insieme di cose, positive e negative: è la contentezza di avere una piccola me che gira per casa, la felicità di aver dato vita alla cosa più bella di questa terra e che ora mi completa e senza la quale non mi immagino nemmeno e ora che ho lei mi chiedo pure “ma prima come riuscivo a vivere senza di lei??”. E’ la felicità di vedere ogni suo progresso come un evento unico e che ti rende orgogliosa. E’ il “peso” della responsabilità di crescere una bimba, di crescerla come i miei genitori hanno fatto con me, ma anche meglio. E’ il peso di darle la giusta educazione, il giusto imprinting affinché nel futuro sia una bella persona, migliore di me. E’ la paura di non essere all’altezza del compito.
Nel turbinio delle sue emozioni e dei suoi vissuti Claudia non ricorda parola che avrebbe voluto sentirsi dire, ma ricorda i commenti inappropriati al suo divulgare la notizia. A partire dal suo compagno il quale le ripeteva più volte se fosse sicura della gravidanza. Ricorda, inoltre, i suoi genitori, che come tutte le persone di altra generazione avrebbero sperato prima nel matrimonio e la totale indifferenza dei suoceri. Questo le ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Quasi come se chi la circondasse non avesse condiviso la sua gioia e il suo entusiasmo. Il velo di malinconia in Claudia pensando a questi eventi svanisce subito quando le chiedo cosa ha provato nel prendere la sua piccola in braccio la prima volta. Si illumina e ritorna a raccontare con molto impeto e molto entusiasmo.
Ricorda di aver pianto, soprattutto, perché la sua piccola è nata prematura e quindi ha dovuto attendere prima di poterla abbracciare. Mi dice:- Mi sono messa a piangere. Essendo nata prematura non ho avuto la gioia di prenderla in braccio subito dopo il parto, ma solo il giorno dopo. E’ stato bellissimo e davvero emozionante, non volevo smettere di tenerla vicino a me. Finalmente avevo la mia bimba. 
Il termine mamma le ricorda i suoi genitori e i sacrifici che questi ultimi hanno affrontato nel crescerla, ammettendo che fino ad allora non ci aveva pensato così profondamente e non lo aveva capito. La sua paura più grande è il timore che alla sua piccola possa accadere qualcosa. Che possa non stare bene. Che non riesca a darle ciò che desidera. Allo stesso modo in cui la sua speranza è che bambina possa essere sempre felice.  Claudia è una mamma che lavora e come ogni donna che divide la sua vita fra casa e lavoro teme di non riuscire a dedicarle tutto il tempo di cui la bambina avrebbe bisogno e soprattutto ciò che desidera è non doverla lasciare ai nonni. Claudia come tutte noi vorrebbe un mondo in cui non bisognerebbe scegliere se lavorare o fare la mamma. Alla prossima!
Rosaria Uglietti una mamma psicologa