Ma che te ne fai di Carrie Bradshaw quando c’è Silvia!

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Silvia è una delle blogger che ritengo amica, l’ho conosciuta lo scorso anno, il suo modo di scrivere è davvero disarmante, ironico, irriverente, ma fondamentalmente tenero. In ogni parola di Silvia si può riscontrare la sua grande umanità e soprattutto la sua grande sensibilità. Io la stimo molto e mentre lei sogna Carrie Brandshaw io sogno di conoscerla, benvenute nel mondo di Silvia.

Il pudore delle emozioni di Silvia che si nasconde dietro la sua grande ironia, possiamo ritrovarlo fin dalla prima domanda. Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?
Felicità e terrore! Un senso di ineluttabilità, di fine ed inizio. Fine nel senso che pensavo:-“Ormai è fatta! Sono fottuta! Inizio, perché, presagivo l’inizio di avventure bellissime.

 Silvia è sempre sorridente, ha la battuta pronta, lei dice che è uno stile di vita, io penso sia la grande intelligenza che ti permette di andare oltre gli affanni della vita.  Silvia è una persona sensibilmente pragmatica, perché riesce a parlare delle cose più intime con una tale scioltezza, da fare invidia ad un branco di uomini seduti in un pub. La parola mamma per lei significa:- Una gioiosa fatica. Il mestiere che voglio mettere al di sopra di ogni altro. Gnomi che scorrazzano per casa. Paura del tempo che passa.

Ma come ogni donna dal cuore grande, anche Silvia ha accusato il giudizio delle mamme e anche lei avrebbe voluto sentirsi dire di non ascoltare troppo gli altri e di fidarsi solo di se stessa. Silvia ha fatto memoria di questa sua sensazione e forse il motivo per cui ha aperto il blog è proprio questo, li ci trovate lei, le sue emozioni e la sua sensibilità. La sua vita passata e presente. Lei sprona le mamme a credere in se stesse. E ora si sente realizzata quando i suoi post aiutano qualcuno a ridere, a piangere o a sentirsi meglio. Forse è questo che la rende vicina a me, la sua umanità, anche lei cerca di sostenere le donne, un po’ come me. Io la vorrei come vicina di casa, voi no? Dice anche che forse una sua cognata ha tentato di sostenerla, ma in genere lei si sentiva una poveretta incapace a cui tutti davano consigli contrastanti . Questo la dice lunga sulla fragilità delle neo mamme e questo suo racconto mi riporta alla mia esperienza. Scusate la digressione, ma queste parole mi riportano a quattro anni e mezzo fa, quando tutti erano in grado di crescere Maya, tranne me che l’avevo messa al mondo. Come ho detto a Silvia, non c’è donna forte, psicologa, o wonderwoman che tenga, quando si diventa mamme si è fragili e gli altri dovrebbero essere più sensibili.

Fra i suoi primi ricordi c’è  Rebecca che strilla arrabbiatissima e io che la guardo e piango di gioia. Le sue paure le ritiene  molto banali, ma in fondo sono quelle che spaventano un po’ tutte le mamme. La paura che succeda qualcosa ai nostri figli è una delle più ataviche che esistano. La sua speranza, tuttavia, è la capacità di restare sereni di fronte a tutto e nonostante tutto. In alcuni periodi vorrebbe riuscire a trasmettere serenità a tutta la famiglia e non riuscendoci si odia. Silvia dovrebbe forse accettare i limiti dell’ essere umano, ma resta una gran donna. Ha un forte senso del dovere e fondamentalmente desidera stare con la sua famiglia, anche quando ci sono degli impegni improrogabili, mi dice, infatti:-Vorrei prendermi più tempo per famiglia e bimbi, essere più serena e rilassata, non dover correre e guardare sempre l’ora, ma potermi sedere con loro per terra, poterli osservare meglio mentre crescono Vorrei potermi soffermare nei momenti e nei dettagli. 

Silvia, un po’ come tutte le mamme che hanno avuto dei parti d’urgenza vorrebbe dedicare alla sua famiglia tutto il suo tempo, è una caratteristica che accomuna tutte le donne che si sono trovate all’improvviso in uno stato di emergenza. Questo non significa che chi ha avuto un parto normale non voglia la famiglia, ma chi ha rischiato, chi ha sofferto, dentro ha una sorta di morsa, una clessidra che scandisce i secondi in maniera corrosiva, dove la sabbia sembra una roccia e dove ogni momento è vissuto come l’ultimo. Silvia non nega che se riuscisse ad avere un altro figlio starebbe a casa di più, rinuncerebbe a dei guadagni. Questo il grande spessore di Silvia e questa la grande contraddizione del nostro mondo, che sempre più ci richiede sei sacrifici. Silvia è proprio da ammirare, lei si ritiene una fifona, io la ritengo una donna dalla grande umanità. Alla prossima!

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