Francesco mote lo spiego a papà

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Oggi vi porto nel mondo di Francesco, meglio conosciuto come Mo te lo spiego a papà! Si proprio lui, il blogger giornalista napoletano che ha avuto la gentilezza di rispondere a qualche domanda. Francesco ha 44 anni ed è papà di due maschietti, uno ha  10 anni e l’altro 8.

Benvenuti nel mondo di Francesco

Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventato papà? Ero felice, ma non consapevole, sai quando sei il papà non riesci a sentire le emozioni come le mamme, loro vivono la gravidanza anche fisicamente, tu diventi  consapevole dopo. La tua è una gioia partecipata ma limitata.  La vera gioa la provi quando nasce, quando lo vedi e lo vivi. Ed, infatti, Francesco mi dice che quando ha preso in braccio il suo bambino per la prima volta ha provato una forte emozione, molto intensa, perché il senso di protezione era forte. In quel momento in Francesco è sorto l’istinto primordiale di tutti noi genitori, quello della protezione. Egli afferma:- Sentivo di doverlo proteggerlo, dal mondo, dai rumori, da qualsiasi cosa potesse accadere. Sai la gravidanza è stata tranquilla ma dopo un lungo travaglio mio figlio è nato con cesareo perché non riusciva ad uscire. Quello che colpisce di Francesco è l’onestà affettiva e la grande sensibilità nei confronti del mondo genitoriale e all’apprensione che hanno tutti i neo genitori. E’ il primo papà a sottolineare l’importanza di accogliere e sostenere i genitori, di dare loro la speranza e non i consigli non richiesti. Francesco, sottolinea molto questo aspetto tipico delle persone che sono intorno ai neo genitori, dell’invadenza e della mancanza di attenzione che si ha nei loro confronti.  Anche Francesco ha ricevuto  le classiche frasi che si dicono, frasi del tipo hai perso la tua libertà, non potrai fare questo o quello. Francesco, invece, avrebbe voluto, come è giusto che fosse, ricevere il sostegno per questa meravigliosa avventura quale l’esser genitori, che però spaventa e fa sentire disarmati. La carica emotiva di Francesco è tale per cui lo lascio parlare e lui mi investe di tutta quella affettività ed emozione ti pica di chi ha dei ricordi molto vivi. Egli afferma:- Mi hanno dato fastidio queste frasi, perché nessuno mi incoraggiava.  Si tende a spaventare il neo genitore, non lo si incoraggia, nessuno ti dice che poi passerà, che sono momenti. Che tutto quello che ti accade anche se è molto forte ed ha un carico emotivo pesante, poi passa. Ti faccio un esempio, mio figlio non dormiva, piangeva e noi non sapevamo cosa fare, nessuno ha accolto la nostra esperienza, nessuno ci ha detto che questi momenti intensi sarebbero passati. Come sai, il primo periodo è un periodo molto di cura, allattamento, alzate di notte e il circondario. Francesco è anche il primo papà che ammette quanto a volte le mamme, consciamente o inconsciamente, pensano che i papà non siano in grado di crescere ed accudire i propri piccoli. Mi dice che velatamente anche la madre si pone in quella modalità del tipo tu non lo sai fare! Togliti che faccio io! Francesco, invece, ci tiene a sottolineare che invece ha cambiato pannolini e dato il biberon al figlio. Arrivati al  5 mese la moglie di Francesco non ha più allattato, è tornata a lavoro. Un altro aspetto che Francesco sottolinea è che sebbene i tempi siano cambiati e in un certo senso lo sia anche l’istinto materno, mi dice:-C’è da dire una cosa, l’istinto materno si è molto attenuato, l’ho appreso guardando mia moglie, ma anche in generale, tuttavia, permane questa cosa che solo le donne sanno cosa fare. Non è così. Io nasco come educatore di strada, ho una laurea in lettere e poi ho fatto un corso, ho lavorato nelle comunità. Paradossalmente questa cosa è stata controproducente, quando è nato mio figlio. La relazione era molto basata sull’affetto, sul fatto che fosse tuo. Quando tu lavori con i bambini, per quanto gli puoi voler bene c’è sempre il distacco del professionista, quindi avevo delle grandi difficoltà relazionali i primi tempi. Soprattutto riguardo le emozioni, ad esempio il fatto che la mattina sei felice di svegliarti con lui, ma la sera lo vorresti sbattere a terra perché sei stanco. Questa sensazione ti destabilizza. Quando noi siamo tornati dall’ospedale avevo la sensazione di doverlo proteggere ad esempio dal caos del mondo, in casa cercavamo di parlare a voce bassa, di proteggere il bambino e ci trovavamo spesso in questa condizione di disagio tra la tranquillità di casa e il chiassoso mondo esterno.

Mi sono ritrovata molto nelle parole di Francesco,  la tua professione se a volte ti è di grande aiuto, in altri ti destabilizza, perché, c’è la consapevolezza dei bisogni di tuo figlio, ma è imperante anche la tua stanchezza, fisica ed emotiva.

Francesco dice una cosa molto vera, quanto lo stile educativo di ogni genitore si scontra con quello dell’altro e con tutti gli stili educativi degli adulti con cui i nostri figli si relazionano lungo il loro percorso di crescita. Francesco afferma:-I genitori devono imparare che la voglia di educare i bambini seguendo solo il loro metodo è una fantasia, i genitori sono solo una parte dell’esperienza educativa dei propri figli, poi c’è la scuola, ci sono gli altri bambini, gli altri adulti ed ogni uno di loro ha un proprio stile. Bisogna imparare a mitigare questa fantasia educativa con quella che è invece la realtà esterna.

E’ dannatamente vera questa situazione, quante volte i genitori devono scontrarsi con le opinioni altrui e quante volte non si ha la capacità di mitigare le controversie e le differenze educative. Molto spesso i genitori ed in particolare le mamme salgono sul piedistallo e dispensano regole educative, non capendo che ogni genitore fa del suo meglio per crescere i propri figli e che le realtà sono tutte differenti fra loro, per cui quello che è giusto per una famiglia non lo è per un’altra.

La paura di Francesco  è quella che si facciano male, male fisico, invece riguardo le delusioni o altro, Francesco è molto pragmatico e soprattutto realista, egli ritiene che queste fanno parte della vita,  debbano esserci, anzi egli dice proprio:- Ben venga che ci siano!

Francesco ha una speranza molto bella,  che i suoi figli siano migliori di lui, soprattutto nell’affrontare il mondo, che abbiano una prospettiva lavorativa differente. Francesco vorrebbe che andassero all’estero, dove il mondo è più meritocratico.

Anche nelle difficoltà del quotidiano si rispecchia il pragmatismo e l’umanità di Francesco, egli trova difficile  giocare con i suoi figli. Anche in questo riesco a rispecchiarmi in lui, lavorare da casa non è semplice anche se spesso gli altri ci invidiano. Francesca racconta:- Io lavoro da casa, per cui oltre a non riuscire a staccarmi mentalmente dal lavoro anche proprio il gioco, ad esempio se devo giocare a monopoli mi scoccio, mentre se siamo fuori diventa più facile.

Ciò che sottolinea Francesco nella sua seconda esperienza da genitore è l’essersi affrancato dai timori tipici di chi è alle prime armi.

Con il secondo figlio non c’è stata la stessa mole emozionale, non che sia stato meno importante, anzi, ma il carico emotivo del non saper fare non l’abbiamo vissuto è stato meglio così. Ti faccio qualche esempio, il primo figlio non dorme, è più ansioso perché ha vissuto tutto il carico emotivo nostro, del non sentirci adeguati. Il secondo invece no, sarà anche un fatto caratteriale, ma molto è dovuto anche dal fatto che non ha vissuto le nostre ansie. Francesco tiene a voler dire a chi sta affacciandosi al mondo genitoriale di non spaventarsi rispetto al carico di cose che bisogna fare. Che tutto ciò che accade è pesante ma passeggero, di non preoccuparsi delle emozioni contrastanti che sono umane. E’ stata molto piacevole la chiacchierata con Francesco, ho trovato una persona dalla forte carica emotiva e un gran narratore, che ha molto facilitato il mio compito, ci siamo lasciati con la prospettiva di risentirci ancora. Io saluto Francesco e saluto voi. Alla prossima!

 

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