Francesca, quando il viaggio vuol dire famiglia

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Ho conosciuto Francesca in rete ed in realtà non abbiamo mai parlato tantissimo, però seguo il suo blog. Io che sono ignorante in geografia in maniera disarmante, attraverso il suo blog provo a scoprire il mondo, anche se il mio senso dell’orientamento è pari a meno mille. Grazie ad un suo articolo mi sono organizzata per il mio cammino di Santiago, ma di questo ve ne parlerò in un altro momento. Francesca è stata gentilissima, molto simpatica, quasi quasi diversa da quella che scorgevo attraverso il blog. Mi è sembrata molto più pazzerella. Questa piacevole sorpresa ha fatto sì che continuassi ad interagire con lei anche dopo l’intervista, è stato bello scoprire nella rete una nuova persona con cui condividere pensieri ed opinioni. Benvenuti nel mondo di Francesca.

Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma? Sorpresa e incredulità: guardavo quel test e mi ripetevo: “Sta succedendo davvero”. Per una serie di problemi fisici mi avevano infatti preparata ad aspettare a lungo la gravidanza e invece il piccolo miracolo si è compiuto.

Francesca, tuttavia, ha dovuto aspettare un po’ prima di poter abbracciare il suo cucciolo, infatti mi dice:- Purtroppo ho potuto prendere in braccio mio figlio parecchie ore dopo il parto e questa se ci ripenso è una cosa che ancora mi fa star male. A causa di alcune complicazioni, infatti, non ho potuto stare subito con lui, mentre invece nei miei sogni c’era quella dolcezza in cui il bimbo viene appoggiato sul seno della sua mamma non appena venuto alla luce.

Le prime emozioni e soprattutto le prime emozioni mancate sono qualcosa di latente che resta sempre nel cuore di una mamma, bisogna lavorarci molto su, ma qualcosa rimane sempre. Allo stesso modo in cui ci sono delle parole che una mamma vorrebbe sentirsi dire, ad esempio che sta andando tutto bene.

Per Francesca i primi giorni da mamma non sono stati molto semplici, in lei  affiorano ricordi dolorosi legati al dopo parto. Fra tutti c’è questo che le fa ancora male, lascio la parola a Francesca:- Uno su tutti io con la febbre di notte che venivo “sgridata” da due medici del turno successivo perché, a causa di una mia sospetta allergia agli antibiotici, non potevano darmi nessun farmaco. Loro erano certamente spaventati dalle mie condizioni di salute, io però lo ero più di loro, e rinfacciarmi di non aver fatto i test allergici “per tempo” quando avevo appena partorito con una serie di complicazioni… Beh, l’avrei evitato volentieri.

Purtroppo non tutti i medici hanno la sensibilità o forse per loro delle cose sono così scontate, ma per noi mamme no. Per noi mamme a volte, in quel momento, anche il proprio nome da ricordare può essere un’impresa titanica. Una mamma che poi ha sofferto, che ha provato un dolore, ed è ancora provata, avrebbe bisogno solo di coccole e abbracci.

Per Francesca la parola mamma equivale a follia, perché come afferma la stessa Francesca ogni mamma è un po’ folle a pensare che potrà davvero farcela a crescere un cosino che ha bisogno di lei in tutto e per tutto. E invece…

Francesca è molto tenera nel raccontare di aver paura di  non esserci per il suo piccolo quando ne avrà bisogno.

Teme anche di rivedere in lui tratti del suo carattere che in se stessa non riesce a sopportare. Nel suo cuore, però, lei spera che il suo piccolo sia un bimbo felice.

 

E’ dolcissima quando mi dice che raccontandosi le vengono innanzi agli occhi delle immagini: coccole, lettone, fiaba della buona notte.

Francesca,inoltre, ha vissuto alcuni timori, il suo bimbo ha dovuto fare dei controlli neuropsichiatrici per i primi sei mesi dopo la nascita e ci sono stati momenti molto difficili per lei.  Francesca è riuscita a gestire le sue emozioni scrivendo e viaggiando. Per lei viaggiare significa:-

Essere me stessa e essere felice. Forse perché sono felice in viaggio.

Il suo entusiasmo trabocca quando mi dice che il suo primo viaggio con il piccolo è stata una vittoria, perché ripercorrendo le sue parole, stavamo facendo insieme qualcosa che in molti ci avevano detto “non avremmo più potuto fare”.

Lei consiglia alle mamme di viaggiare, magari in maniera graduale, ma lascio ancora una volta a lei la parola:-

Io direi di partire, magari scegliendo all’inizio mete “più facili” così da gestire al meglio le proprie paure ma di non rinunciare a questa parte di sé. Le direi che le paure sono normali, che fanno parte della maternità, ma di non scoraggiarsi. In questo la complicità con il  marito è tutto. Loro sono una squadra, tanto diversi quanto ben assortiti, e questo è fondamentale nella genitorialità quanto nel resto.

Perciò mamme condividete con i vostri compagni di vita le vostre passioni, siate complici e la vita sarà più bella. Alla prossima!

 

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