Fibromialgia: quando il corpo racconta le emozioni

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Oggi voglio parlarvi di un aspetto molto importante della fibromialgia, le emozioni. Il mio vuole essere il racconto di chi, come me, è stata considerata un po’ fissata dal suo medico di base. A volte anche in famiglia qualcuno ha pensato che io fossi una malata immaginaria, un po’ ansiosa e anche ipocondriaca.  Mi hanno fatto mille mila diagnosi, tutte lontane da quella reale. Ne parlo in maniera libera e spontanea perché credo che non si parli mai abbastanza dei propri dolori. La fibromialgia, ha sicuramente delle basi biologiche ed organiche, nessuno lo nega, difatti, è il reumatologo lo specialista che se ne occupa.

La fibromialgia, tuttavia, è caratterizzata da una forte componente emotiva.

Partiamo dall’inizio, soffrivo di mal di testa fin da piccola, sono andata dall’oculista, l’ortopedico, finanche il neurologo, per capire la causa di questi mal di testa. Ogni specialista diceva la sua ma alla fine dopo un breve periodo di benessere il mal di testa era ancora lì e nel frattempo io crescevo.  Un po’ di tempo fa, come ho avuto modo di raccontare in passato, dopo una visita reumatologica, fatta perché affetta da tunnel carpale bilaterale, il medico mi ha dato la diagnosi, Fibromialgia. Voglio ricordare a chi mi sta leggendo adesso che questa malattia è una delle malattie reumatiche in assoluto più diffuse. Si stimano almeno quattro milioni di persone  solo in Italia, la maggior parte siamo donne e nessuno si chiede il perché?  Il limite di questa patologia, purtroppo è la difficoltà di diagnosi, perché non ci sono analisi in grado di dirti è fibromialgia. Solo un bravo medico, che va al di là degli esami è in grado di riuscire a capire la malattia. Un altro limite importante è il fatto che chi soffre di fibromialgia, agli occhi degli altri non sembra ammalato, per cui è difficilmente creduto sia dentro che fuori dalla famiglia e quel che è peggio, anche dal medico. Questo il motivo per cui la fibromialgia è anche chiamata malattia invisibile. Qualcuno dice che, probabilmente, nei soggetti che hanno  una certa predisposizione genetica, un evento scatenante possa provocare l’esordio della malattia. Io posso dirvi che sono stata da sempre una persona con una spiccata sensibilità e da piccola emotiva. Gli anni più duri per me, di sicuro, sono stati gli anni dell’Università. Viaggiare ogni giorno, incontrare il professore stupido di turno e perché no anche una serie di connotazioni che mi circondavano hanno posto sicuramente le basi affinché sfociasse la malattia. Però, come vi dicevo prima, c’è voluta più della metà della mia vita, per trovare un medico che comprendesse il mio malessere. Dolore, che è iniziato con il mal di testa ed è sfociato con un irrigidimento di tutto il corpo, fino alla perdita della sensibilità. Ciò che mi ha dato il colpo di grazia è stata la gravidanza, molto dura, acuita dalla presenza della trombofilia, dalle paure e da tanti eventi che sono stati davvero pesanti. Il corpo ha reagito difendendosi e irrigidendosi sempre più. Il corpo e la mente sono strettamente connessi, ma ancora oggi, benché esista anche la psicosomatica, quando abbiamo un dolore fisico, si cerca solo ed esclusivamente la causa organica. Questo approccio svaluta e sottovaluta la componente psicologica del dolore  e quanto questa possa causare dolore fisico. Sapere che le tue emozioni e i tuoi pensieri influiscono sulla tua patologia ti permettono di reagire, a me hanno dato la carica di superare il dolore e di fare il cammino di Santiago, di cui vi parlerò presto. Non ci crederete, ma anche un evento che mi ha riguardato molto da vicino e che non sto qui a dilungarmi su, vi dico solo che ho ricevuto un brutto gesto da una persona vicina alla mia famiglia. Ebbene, quel brutto gesto mi ha liberato. Fino ad allora per cortesia ed educazione non avevo allontanato delle persone dalla mia vita, poi però quando si è verificato questo episodio, mi sono sentita libera. Le emozioni negative, i brutti gesti che ti fanno, non vanno eliminati, vanno elaborati, affinché, non possano più farti del male. Io lo sperimento non solo sulla mia vita, ma anche e soprattutto nel mio lavoro. I percorsi individuali, ma anche quelli di gruppo, ti permettono di affrontare le situazioni e ti danno gli strumenti per accettarli. Questo il motivo per il quale, come ho raccontato altre volte, ho deciso di occuparmi di fibromialgia, affinché, chi soffre di questa patologia non debba più sentirsi solo. Alla prossima!

 

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