Francesca, quando il viaggio vuol dire famiglia

Ho conosciuto Francesca in rete ed in realtà non abbiamo mai parlato tantissimo, però seguo il suo blog. Io che sono ignorante in geografia in maniera disarmante, attraverso il suo blog provo a scoprire il mondo, anche se il mio senso dell’orientamento è pari a meno mille. Grazie ad un suo articolo mi sono organizzata per il mio cammino di Santiago, ma di questo ve ne parlerò in un altro momento. Francesca è stata gentilissima, molto simpatica, quasi quasi diversa da quella che scorgevo attraverso il blog. Mi è sembrata molto più pazzerella. Questa piacevole sorpresa ha fatto sì che continuassi ad interagire con lei anche dopo l’intervista, è stato bello scoprire nella rete una nuova persona con cui condividere pensieri ed opinioni. Benvenuti nel mondo di Francesca.

Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma? Sorpresa e incredulità: guardavo quel test e mi ripetevo: “Sta succedendo davvero”. Per una serie di problemi fisici mi avevano infatti preparata ad aspettare a lungo la gravidanza e invece il piccolo miracolo si è compiuto.

Francesca, tuttavia, ha dovuto aspettare un po’ prima di poter abbracciare il suo cucciolo, infatti mi dice:- Purtroppo ho potuto prendere in braccio mio figlio parecchie ore dopo il parto e questa se ci ripenso è una cosa che ancora mi fa star male. A causa di alcune complicazioni, infatti, non ho potuto stare subito con lui, mentre invece nei miei sogni c’era quella dolcezza in cui il bimbo viene appoggiato sul seno della sua mamma non appena venuto alla luce.

Le prime emozioni e soprattutto le prime emozioni mancate sono qualcosa di latente che resta sempre nel cuore di una mamma, bisogna lavorarci molto su, ma qualcosa rimane sempre. Allo stesso modo in cui ci sono delle parole che una mamma vorrebbe sentirsi dire, ad esempio che sta andando tutto bene.

Per Francesca i primi giorni da mamma non sono stati molto semplici, in lei  affiorano ricordi dolorosi legati al dopo parto. Fra tutti c’è questo che le fa ancora male, lascio la parola a Francesca:- Uno su tutti io con la febbre di notte che venivo “sgridata” da due medici del turno successivo perché, a causa di una mia sospetta allergia agli antibiotici, non potevano darmi nessun farmaco. Loro erano certamente spaventati dalle mie condizioni di salute, io però lo ero più di loro, e rinfacciarmi di non aver fatto i test allergici “per tempo” quando avevo appena partorito con una serie di complicazioni… Beh, l’avrei evitato volentieri.

Purtroppo non tutti i medici hanno la sensibilità o forse per loro delle cose sono così scontate, ma per noi mamme no. Per noi mamme a volte, in quel momento, anche il proprio nome da ricordare può essere un’impresa titanica. Una mamma che poi ha sofferto, che ha provato un dolore, ed è ancora provata, avrebbe bisogno solo di coccole e abbracci.

Per Francesca la parola mamma equivale a follia, perché come afferma la stessa Francesca ogni mamma è un po’ folle a pensare che potrà davvero farcela a crescere un cosino che ha bisogno di lei in tutto e per tutto. E invece…

Francesca è molto tenera nel raccontare di aver paura di  non esserci per il suo piccolo quando ne avrà bisogno.

Teme anche di rivedere in lui tratti del suo carattere che in se stessa non riesce a sopportare. Nel suo cuore, però, lei spera che il suo piccolo sia un bimbo felice.

 

E’ dolcissima quando mi dice che raccontandosi le vengono innanzi agli occhi delle immagini: coccole, lettone, fiaba della buona notte.

Francesca,inoltre, ha vissuto alcuni timori, il suo bimbo ha dovuto fare dei controlli neuropsichiatrici per i primi sei mesi dopo la nascita e ci sono stati momenti molto difficili per lei.  Francesca è riuscita a gestire le sue emozioni scrivendo e viaggiando. Per lei viaggiare significa:-

Essere me stessa e essere felice. Forse perché sono felice in viaggio.

Il suo entusiasmo trabocca quando mi dice che il suo primo viaggio con il piccolo è stata una vittoria, perché ripercorrendo le sue parole, stavamo facendo insieme qualcosa che in molti ci avevano detto “non avremmo più potuto fare”.

Lei consiglia alle mamme di viaggiare, magari in maniera graduale, ma lascio ancora una volta a lei la parola:-

Io direi di partire, magari scegliendo all’inizio mete “più facili” così da gestire al meglio le proprie paure ma di non rinunciare a questa parte di sé. Le direi che le paure sono normali, che fanno parte della maternità, ma di non scoraggiarsi. In questo la complicità con il  marito è tutto. Loro sono una squadra, tanto diversi quanto ben assortiti, e questo è fondamentale nella genitorialità quanto nel resto.

Perciò mamme condividete con i vostri compagni di vita le vostre passioni, siate complici e la vita sarà più bella. Alla prossima!

 

Ma che te ne fai di Carrie Bradshaw quando c’è Silvia!

Silvia è una delle blogger che ritengo amica, l’ho conosciuta lo scorso anno, il suo modo di scrivere è davvero disarmante, ironico, irriverente, ma fondamentalmente tenero. In ogni parola di Silvia si può riscontrare la sua grande umanità e soprattutto la sua grande sensibilità. Io la stimo molto e mentre lei sogna Carrie Brandshaw io sogno di conoscerla, benvenute nel mondo di Silvia.

Il pudore delle emozioni di Silvia che si nasconde dietro la sua grande ironia, possiamo ritrovarlo fin dalla prima domanda. Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?
Felicità e terrore! Un senso di ineluttabilità, di fine ed inizio. Fine nel senso che pensavo:-“Ormai è fatta! Sono fottuta! Inizio, perché, presagivo l’inizio di avventure bellissime.

 Silvia è sempre sorridente, ha la battuta pronta, lei dice che è uno stile di vita, io penso sia la grande intelligenza che ti permette di andare oltre gli affanni della vita.  Silvia è una persona sensibilmente pragmatica, perché riesce a parlare delle cose più intime con una tale scioltezza, da fare invidia ad un branco di uomini seduti in un pub. La parola mamma per lei significa:- Una gioiosa fatica. Il mestiere che voglio mettere al di sopra di ogni altro. Gnomi che scorrazzano per casa. Paura del tempo che passa.

Ma come ogni donna dal cuore grande, anche Silvia ha accusato il giudizio delle mamme e anche lei avrebbe voluto sentirsi dire di non ascoltare troppo gli altri e di fidarsi solo di se stessa. Silvia ha fatto memoria di questa sua sensazione e forse il motivo per cui ha aperto il blog è proprio questo, li ci trovate lei, le sue emozioni e la sua sensibilità. La sua vita passata e presente. Lei sprona le mamme a credere in se stesse. E ora si sente realizzata quando i suoi post aiutano qualcuno a ridere, a piangere o a sentirsi meglio. Forse è questo che la rende vicina a me, la sua umanità, anche lei cerca di sostenere le donne, un po’ come me. Io la vorrei come vicina di casa, voi no? Dice anche che forse una sua cognata ha tentato di sostenerla, ma in genere lei si sentiva una poveretta incapace a cui tutti davano consigli contrastanti . Questo la dice lunga sulla fragilità delle neo mamme e questo suo racconto mi riporta alla mia esperienza. Scusate la digressione, ma queste parole mi riportano a quattro anni e mezzo fa, quando tutti erano in grado di crescere Maya, tranne me che l’avevo messa al mondo. Come ho detto a Silvia, non c’è donna forte, psicologa, o wonderwoman che tenga, quando si diventa mamme si è fragili e gli altri dovrebbero essere più sensibili.

Fra i suoi primi ricordi c’è  Rebecca che strilla arrabbiatissima e io che la guardo e piango di gioia. Le sue paure le ritiene  molto banali, ma in fondo sono quelle che spaventano un po’ tutte le mamme. La paura che succeda qualcosa ai nostri figli è una delle più ataviche che esistano. La sua speranza, tuttavia, è la capacità di restare sereni di fronte a tutto e nonostante tutto. In alcuni periodi vorrebbe riuscire a trasmettere serenità a tutta la famiglia e non riuscendoci si odia. Silvia dovrebbe forse accettare i limiti dell’ essere umano, ma resta una gran donna. Ha un forte senso del dovere e fondamentalmente desidera stare con la sua famiglia, anche quando ci sono degli impegni improrogabili, mi dice, infatti:-Vorrei prendermi più tempo per famiglia e bimbi, essere più serena e rilassata, non dover correre e guardare sempre l’ora, ma potermi sedere con loro per terra, poterli osservare meglio mentre crescono Vorrei potermi soffermare nei momenti e nei dettagli. 

Silvia, un po’ come tutte le mamme che hanno avuto dei parti d’urgenza vorrebbe dedicare alla sua famiglia tutto il suo tempo, è una caratteristica che accomuna tutte le donne che si sono trovate all’improvviso in uno stato di emergenza. Questo non significa che chi ha avuto un parto normale non voglia la famiglia, ma chi ha rischiato, chi ha sofferto, dentro ha una sorta di morsa, una clessidra che scandisce i secondi in maniera corrosiva, dove la sabbia sembra una roccia e dove ogni momento è vissuto come l’ultimo. Silvia non nega che se riuscisse ad avere un altro figlio starebbe a casa di più, rinuncerebbe a dei guadagni. Questo il grande spessore di Silvia e questa la grande contraddizione del nostro mondo, che sempre più ci richiede sei sacrifici. Silvia è proprio da ammirare, lei si ritiene una fifona, io la ritengo una donna dalla grande umanità. Alla prossima!

Francesco mote lo spiego a papà

Oggi vi porto nel mondo di Francesco, meglio conosciuto come Mo te lo spiego a papà! Si proprio lui, il blogger giornalista napoletano che ha avuto la gentilezza di rispondere a qualche domanda. Francesco ha 44 anni ed è papà di due maschietti, uno ha  10 anni e l’altro 8.

Benvenuti nel mondo di Francesco

Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventato papà? Ero felice, ma non consapevole, sai quando sei il papà non riesci a sentire le emozioni come le mamme, loro vivono la gravidanza anche fisicamente, tu diventi  consapevole dopo. La tua è una gioia partecipata ma limitata.  La vera gioa la provi quando nasce, quando lo vedi e lo vivi. Ed, infatti, Francesco mi dice che quando ha preso in braccio il suo bambino per la prima volta ha provato una forte emozione, molto intensa, perché il senso di protezione era forte. In quel momento in Francesco è sorto l’istinto primordiale di tutti noi genitori, quello della protezione. Egli afferma:- Sentivo di doverlo proteggerlo, dal mondo, dai rumori, da qualsiasi cosa potesse accadere. Sai la gravidanza è stata tranquilla ma dopo un lungo travaglio mio figlio è nato con cesareo perché non riusciva ad uscire. Quello che colpisce di Francesco è l’onestà affettiva e la grande sensibilità nei confronti del mondo genitoriale e all’apprensione che hanno tutti i neo genitori. E’ il primo papà a sottolineare l’importanza di accogliere e sostenere i genitori, di dare loro la speranza e non i consigli non richiesti. Francesco, sottolinea molto questo aspetto tipico delle persone che sono intorno ai neo genitori, dell’invadenza e della mancanza di attenzione che si ha nei loro confronti.  Anche Francesco ha ricevuto  le classiche frasi che si dicono, frasi del tipo hai perso la tua libertà, non potrai fare questo o quello. Francesco, invece, avrebbe voluto, come è giusto che fosse, ricevere il sostegno per questa meravigliosa avventura quale l’esser genitori, che però spaventa e fa sentire disarmati. La carica emotiva di Francesco è tale per cui lo lascio parlare e lui mi investe di tutta quella affettività ed emozione ti pica di chi ha dei ricordi molto vivi. Egli afferma:- Mi hanno dato fastidio queste frasi, perché nessuno mi incoraggiava.  Si tende a spaventare il neo genitore, non lo si incoraggia, nessuno ti dice che poi passerà, che sono momenti. Che tutto quello che ti accade anche se è molto forte ed ha un carico emotivo pesante, poi passa. Ti faccio un esempio, mio figlio non dormiva, piangeva e noi non sapevamo cosa fare, nessuno ha accolto la nostra esperienza, nessuno ci ha detto che questi momenti intensi sarebbero passati. Come sai, il primo periodo è un periodo molto di cura, allattamento, alzate di notte e il circondario. Francesco è anche il primo papà che ammette quanto a volte le mamme, consciamente o inconsciamente, pensano che i papà non siano in grado di crescere ed accudire i propri piccoli. Mi dice che velatamente anche la madre si pone in quella modalità del tipo tu non lo sai fare! Togliti che faccio io! Francesco, invece, ci tiene a sottolineare che invece ha cambiato pannolini e dato il biberon al figlio. Arrivati al  5 mese la moglie di Francesco non ha più allattato, è tornata a lavoro. Un altro aspetto che Francesco sottolinea è che sebbene i tempi siano cambiati e in un certo senso lo sia anche l’istinto materno, mi dice:-C’è da dire una cosa, l’istinto materno si è molto attenuato, l’ho appreso guardando mia moglie, ma anche in generale, tuttavia, permane questa cosa che solo le donne sanno cosa fare. Non è così. Io nasco come educatore di strada, ho una laurea in lettere e poi ho fatto un corso, ho lavorato nelle comunità. Paradossalmente questa cosa è stata controproducente, quando è nato mio figlio. La relazione era molto basata sull’affetto, sul fatto che fosse tuo. Quando tu lavori con i bambini, per quanto gli puoi voler bene c’è sempre il distacco del professionista, quindi avevo delle grandi difficoltà relazionali i primi tempi. Soprattutto riguardo le emozioni, ad esempio il fatto che la mattina sei felice di svegliarti con lui, ma la sera lo vorresti sbattere a terra perché sei stanco. Questa sensazione ti destabilizza. Quando noi siamo tornati dall’ospedale avevo la sensazione di doverlo proteggere ad esempio dal caos del mondo, in casa cercavamo di parlare a voce bassa, di proteggere il bambino e ci trovavamo spesso in questa condizione di disagio tra la tranquillità di casa e il chiassoso mondo esterno.

Mi sono ritrovata molto nelle parole di Francesco,  la tua professione se a volte ti è di grande aiuto, in altri ti destabilizza, perché, c’è la consapevolezza dei bisogni di tuo figlio, ma è imperante anche la tua stanchezza, fisica ed emotiva.

Francesco dice una cosa molto vera, quanto lo stile educativo di ogni genitore si scontra con quello dell’altro e con tutti gli stili educativi degli adulti con cui i nostri figli si relazionano lungo il loro percorso di crescita. Francesco afferma:-I genitori devono imparare che la voglia di educare i bambini seguendo solo il loro metodo è una fantasia, i genitori sono solo una parte dell’esperienza educativa dei propri figli, poi c’è la scuola, ci sono gli altri bambini, gli altri adulti ed ogni uno di loro ha un proprio stile. Bisogna imparare a mitigare questa fantasia educativa con quella che è invece la realtà esterna.

E’ dannatamente vera questa situazione, quante volte i genitori devono scontrarsi con le opinioni altrui e quante volte non si ha la capacità di mitigare le controversie e le differenze educative. Molto spesso i genitori ed in particolare le mamme salgono sul piedistallo e dispensano regole educative, non capendo che ogni genitore fa del suo meglio per crescere i propri figli e che le realtà sono tutte differenti fra loro, per cui quello che è giusto per una famiglia non lo è per un’altra.

La paura di Francesco  è quella che si facciano male, male fisico, invece riguardo le delusioni o altro, Francesco è molto pragmatico e soprattutto realista, egli ritiene che queste fanno parte della vita,  debbano esserci, anzi egli dice proprio:- Ben venga che ci siano!

Francesco ha una speranza molto bella,  che i suoi figli siano migliori di lui, soprattutto nell’affrontare il mondo, che abbiano una prospettiva lavorativa differente. Francesco vorrebbe che andassero all’estero, dove il mondo è più meritocratico.

Anche nelle difficoltà del quotidiano si rispecchia il pragmatismo e l’umanità di Francesco, egli trova difficile  giocare con i suoi figli. Anche in questo riesco a rispecchiarmi in lui, lavorare da casa non è semplice anche se spesso gli altri ci invidiano. Francesca racconta:- Io lavoro da casa, per cui oltre a non riuscire a staccarmi mentalmente dal lavoro anche proprio il gioco, ad esempio se devo giocare a monopoli mi scoccio, mentre se siamo fuori diventa più facile.

Ciò che sottolinea Francesco nella sua seconda esperienza da genitore è l’essersi affrancato dai timori tipici di chi è alle prime armi.

Con il secondo figlio non c’è stata la stessa mole emozionale, non che sia stato meno importante, anzi, ma il carico emotivo del non saper fare non l’abbiamo vissuto è stato meglio così. Ti faccio qualche esempio, il primo figlio non dorme, è più ansioso perché ha vissuto tutto il carico emotivo nostro, del non sentirci adeguati. Il secondo invece no, sarà anche un fatto caratteriale, ma molto è dovuto anche dal fatto che non ha vissuto le nostre ansie. Francesco tiene a voler dire a chi sta affacciandosi al mondo genitoriale di non spaventarsi rispetto al carico di cose che bisogna fare. Che tutto ciò che accade è pesante ma passeggero, di non preoccuparsi delle emozioni contrastanti che sono umane. E’ stata molto piacevole la chiacchierata con Francesco, ho trovato una persona dalla forte carica emotiva e un gran narratore, che ha molto facilitato il mio compito, ci siamo lasciati con la prospettiva di risentirci ancora. Io saluto Francesco e saluto voi. Alla prossima!

 

Alex una vita a colori

Ho conosciuto Alex in rete, abbiamo iniziato un continuo e proficuo scambio di opinioni.  Avevo voglia di raccontare di una mamma adottiva ed è arrivata lei. Mi aveva colpito la sua storia di adozione e le ho chiesto di contattarmi. Mi era piaciuto il suo pragmatismo, l’ironia e soprattutto, l’onestà intellettuale.  Queste caratteristiche potete osservarle fin da subito, dalla foto che abbiamo scelto per introdurvi nel suo mondo e da come parla di se e della sua famiglia.

Ben venuti nel mondo di Alex. 

Ricordi cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?

Sono Alessandra, mamma adottiva e autrice del blog “Come Vivere A Colori”. È difficile spiegare a parole l’emozione che provai il giorno che arrivò la tanto attesa “telefonata”. Ed è altrettanto difficile raccontare il groviglio di pensieri, eccitazione, ansia, commozione che si impadronì di me quando mi raccontarono la storia delle mie figlie. La stessa cosa è successa a mio marito, perché nell’adozione la gravidanza è vissuta dalla coppia in maniera assolutamente identica.  Non ho mai partorito un figlio, non so cosa si provi “fisicamente”, ma so per certo cosa si vive psicologicamente e affettivamente. Ed è un’esperienza unica!

Ciò che colpisce di Alex è la serenità con cui si racconta e la solidità di una persona risoluta che non si perde in chiacchiere. E’ bello scorgere nel suo racconto la complicità con il marito e la compattezza della coppia. Il termine mamma, infatti, la fa pensare a lei e al marito, tanto da farle affermare:-Se mi dici mamma/papà penso a me e mio marito, ai nostri genitori, alle coppie di amici che hanno figli biologici o adottivi. Per me, essere mamma, è una grande sfida. Lo è stata all’inizio e lo è ancora adesso. Ogni giorno imparo (o perlomeno ci provo) a fare il genitore.

Non  c’è qualcosa che avrebbe voluto sentirsi dire, ma di sicuro anche lei è stata bersaglio di frasi sciocche al suo divenire mamma. La rivalità fra donne e soprattutto, fra mamme non l’ha risparmiata, tanto da dire:- Quando sono diventata mamma ne ho sentite di cotte e di crude. L’adozione è ancora un argomento poco conosciuto e la curiosità, o anche solo l’ignoranza, spesso spinge le persone a fare domande spesso inopportune, se non addirittura poco piacevoli. Ci hanno pensato le sue cucciole e il prenderle in braccio a darle tanta gioia. In quell’istante ha provato una gioia e un appagamento difficili da spiegare. Alex testimonia quanto l’essere risoluti e saldi non significhi essere freddi, è una donna di grande maturità affettiva, che si emoziona e gioisce, senza perdere la sua lucidità intellettuale. Fra i suoi ricordi più belli e le sue emozioni più forti c’è l’essersi sentita chiamare mamma per la prima volta dalle sue bimbe. Mamita per l’esattezza… Come lei stessa racconta.

Se mi dici mamma, mi viene in mente la prima volta che udii questa parola uscire dalle splendide labbra carnose delle mie figlie… e fu un tuffo al cuore.
Alex, tuttavia, è pur sempre un essere umano, con le sue paure ed i suoi dubbi ed anche lei ha paura di sbagliare, forse questo è il suo timore più grande e racchiude la consapevolezza di quanto sia difficile essere mamme e per certi versi lo è ancora di più quando si adottano dei bambini. Non è un luogo comune, ma adottare con consapevolezza, come nel caso di Alex racchiude sempre il timore di sbagliare e come lei ci ricorda:-Loro (le sue bimbe)non meritano altri sbagli. Fra le sue difficoltà vi è il voler avere sempre il controllo su tutto. E come ella riconosce è un suo limite, ma Alex ha anche tante speranze per le sue bimbe, le racconta così:- Spero che le mie figlie, una volta cresciute, sappiano affrontare il mondo e la vita serenamente e con consapevolezza.  E spero che questo avvenga anche grazie ai miei sforzi, oltre che ai miei errori. 
E’ stato un vero onore e un grande piacere raccontarvi di Alex, ho cercato di entrare in punta di piedi nel suo mondo, come nel mondo di tutte le mamme perché c’è una cosa che non bisogna dimenticare mai:-
Le mamme hanno bisogno di ascolto e comprensione e non di giudizi.
Alla prossima!

Maria, chi si nasconde è perduto

Ciao mamme, ben ritrovate nella rubrica “Le vostre storie”.
Oggi incontriamo Maria di Cucina Serafina. Ho conosciuto Maria attraverso il gruppo “progetto blog” e piano piano la nostra conoscenza si è trasformata in una vera amicizia a distanza. Maria è una persona discreta che lotta ogni giorno contro l’ipocrisia del mondo. 
Benvenuti nel mondo di Cucina Serafina.
Ricordi cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?
 
Si, perfettamente. Ho provato una grandissima paura, non solo per la responsabilità di genitore che stavo per ricevere, ma proprio una paura fisica di affrontare il parto. Paura che ho avuto in entrambe le mie gravidanze. Poi naturalmente a questa paura si affiancava la gioia e la curiosità di conoscere i miei figli.
Maria sente fortemente la responsabilità del suo ruolo, infatti, per lei essere mamma significa:- Responsabilità, vincoli ma sopratutto risate. Significa sacrifici nel crescere i propri figli. Nottate insonni, ansie, ma anche emozioni che nessuna cosa al mondo può regalarti di più.
Come in tutte le vostre storie, anche in quella di Maria non possono mancare i consigli non richiesti e le frasi inopportune, lei stessa dice:- Ho avuto tanti avvisi del tipo che la vita sarebbe cambiata, un po’ come quando ti mettono in guardia dal matrimonio. Ma non ci credi mai fino a quando una cosa non la provi in prima persona
La bellezza di Maria sta nel suo essere senza filtro, come i bambini. Non nasconde quello che prova, nel bene e nel male racconta quello che ha dentro e di cose dentro Maria ne ha tante, primo fra tutti la mancanza della sua mamma. Il suo primo ricordo è riferito proprio a lei, infatti, quando le chiedo cosa le fa venire in mente il termine mamma, lei non ci pensa due volte e in maniera candida mi risponde:-
 
Io penso alla mia mamma che non c’è più.
Maria è dolce, sensibile e per certi versi infantile, ma come dicevo prima, il suo infantilismo non significa immaturità, ma purezza d’animo. E’ così cara quando mi dice che prendendo il suo bimbo in braccio ha provato un’emozione indescrivibile mista a un senso di rilassamento nel constatare che tutto era andato bene. Fra le sue paure vi è quella delle malattie, sono il suo incubo peggiore, fra le sue speranze la felicità dei suoi figli, fra le sue difficoltà, l’educazione nel suo insieme.
La sincerità di Maria è disarmante e non ha paura di dichiarare che educare è difficile, soprattutto, quando si ha un figlio autistico. Non teme di dire che ha avuto paura anche nella seconda gravidanza e che la maturità  dell’esperienza già vissuta l’ha aiutata tanto. C’è tanto da imparare da Maria, primo fra tutti il non nascondersi. Alla prossima!

E mi nascondo per vivere serena, il racconto di Chiara una mamma plus dotata.

Ho già parlato di Chiara precedentemente, successivamente le ho chiesto se avesse voglia di raccontarmi qualcosa. A questa domanda lei è rimasta un po’ spiazzata, pensava di avermi raccontato già dei sui figli, ma alla proposta di un tema libero accetta. Quello che segue è un piccolo sfogo di una madre, uno spazio per dar voce a tutte le mamme di bambini considerati diversi. Sarebbe così semplice se iniziassimo a considerare i bambini e in genere le persone come tali e non per il fatto di essere maschi/femmine, piccoli/grandi, normodotati/plus dotati/portatori di handicap. Buon viaggio nel mondo di Chiara. Continue reading “E mi nascondo per vivere serena, il racconto di Chiara una mamma plus dotata.”

Chiara una mamma plus dotata

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Questa è la storia di Chiara, una mamma blogger che ho conosciuto in rete. Ci siamo raccontate tramite mail e poi le ho inviato il questionario. Fra tutte le mamme, lei è la persona che più si è espressa finora, quella alla quale le parole sono fuoriuscite liberamente. Nelle sue parole c’è tutto l’impeto di una madre che vorrebbe soltanto che i suoi figli fossero trattati al pari degli altri bambini. Alla domanda:-Ricordi cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma? Chiara risponde:-Ho provato una grande emozione, ma anche tanta paura, anche perché purtroppo prima di Ale avevo avuto una Geu e i primi tre mesi li ho vissuti con la paura che qualcosa potesse andare storto. Continue reading “Chiara una mamma plus dotata”

Roy, un padre che vorrebbe fare di più …

Ho conosciuto Roy in occasione di un incontro professionale, venne a studio per parlarmi della sua vicenda personale.  Egli è un papà a distanza, è separato e il suo piccolo vive nei pressi di Roma. Come tutti i genitori in separazione conflittuale deve gestire l’amore che prova per il suo piccolo con la rabbia che prova nei confronti della sua ex compagna. Nel tempo gli chiedo se vuole partecipare ai racconti di vita e tramite mail gli invio il questionario, che riempie in maniera più che esaustiva.

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Mamma ti voglio bene anche se ti volto le spalle per andare a giocare … Come nasce un buon inserimento scolastico …

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Settembre è arrivato e con esso tutti gli impegni del quotidiano, tra cui la scuola, anche per i più piccoli. Tra i genitori di questi ultimi nasce la domanda, nido si, nido no. Il sentimento che maggiormente prende i genitori e diciamocelo in particolare le mamme è la paura, paura del distacco, paura che il bimbo non possa farcela, paura del giudizio delle altre mamme. Allo stesso tempo, accade che alcuni bambini particolarmente vivaci e predisposti ai cambiamenti si abituino subito alla scuola. Continue reading “Mamma ti voglio bene anche se ti volto le spalle per andare a giocare … Come nasce un buon inserimento scolastico …”