Il sonno dei piccoli, dal ritmo sonno veglia all’angoscia di separazione

Il ciclo sonno veglia dei nostri piccoli è uno dei fattori più destabilizzanti per i neo genitori. Una delle domande tipiche di chi sta per avere un bimbo, infatti, è: -Dormirà tutta la notte? Questo perché dai racconti di amici e parenti arrivano due correnti di pensiero. Ci sono quelli che dicono che il loro piccolo ha dormito tutta la notte fin da subito e quelli che invece terrorizzano i neo genitori con racconti di notti insonni. Il ciclo sonno-veglia si determina in due archi temporali fondamentali della vita dei bambini. Il primo è l’acquisizione del ritmo luce-buio che avviene tra i tre e i quattro mesi. Il secondo e ancora più importante è l’angoscia da separazione che si verifica tra gli otto e i nove mesi. Questi due stadi sono molto importanti per lo sviluppo neurologico dei nostri piccoli. Mamma e papà giocano un ruolo fondamentale nell’acquisizione di questi due momenti che sono delicati e richiedono molta pazienza. Cari genitori dovete ricordare che i piccoli sono stati quarantuno settimane in un limbo, dove non c’era differenza di luce, per cui il vostro bambino, pur avendo sviluppato un suo ciclo sonno-veglia , questo è contrario al vostro. Mamma, nel grembo il piccolo dorme di giorno cullato dai tuoi movimenti ed è sveglio di notte quando provate a riposare. Ecco spiegato il perché la notte senti maggiormente i suoi movimenti. Dovrai essere tu, insieme al papà il ciclo sonno-veglia e luce-buio del tuo piccolino. Affinché questi due stadi siano attraversati serenamente, è necessario che tu e il papà abbiate molta pazienza e attenzione. Soprattutto perché, come vi ho specificato prima, i vostri ritmi sono totalmente diversi da quelli del  bambino. Dovete sapere, inoltre, che durante il primo anno di vita il  piccolo avrà bisogno di un contatto frequente con te. Necessita di una prossimità fisica affinché, può crescere più sicuro. Tranquilli mamma e papà, questo non significa che i bambini debbano necessariamente dormire con voi nello stesso letto, soprattutto, quando non ci sono le fattibilità. Ad esempio se siete soggetti a turni. Ciò che è importante è la presenza emotiva e il contatto può essere rappresentato tranquillamente dalle carezze. Ad esempio Maya si è sempre addormentata con le carezze e grazie a questo sono riuscita a regolare il suo ciclo sonno veglia ben presto.

L’angoscia da separazione è la paura del  piccolo di essere abbandonato. Questa sorge intorno all’ottavo mese di vita ed è   strettamente collegata alla seconda fase dello sviluppo del ciclo del sonno del piccolo. E ‘più facile quindi intorno all’età di otto mesi che il piccolo si svegli più frequentemente o addirittura abbia difficoltà di addormentamento.   L’intensità con cui si manifesta l’angoscia da separazione dipende da due fattori fondamentali, il primo è il carattere del piccolo, sul quale mamma e papà si può lavorare e la seconda sei tu mamma. Devi riuscire a comprendere che insegnare l’indipendenza al tuo piccolo non significa perderlo, ma crescere un figlio sicuro. La tua ansia è fra i fattori che possono influenzare l’angoscia da separazione, ciò può incidere sulla capacità di indipendenza del tuo bambino. Un fattore positivo può essere la tua capacità di coccolare e essere presente. Inoltre fondamentale è che ti mostri serena si diffonde ai disagi del tuo piccolo.

L’angoscia di separazione è un sentimento che può rivolgersi anche al papà, soprattutto quando il papà si è preso cura del piccolo ogni giorno, magari dandogli il biberon, oppure facendogli il bagnetto. Ragion per cui mamma e papà dovete far sentire la tua presenza e il tuo amore al bambino, trascorrendo del tempo con lui ma anche carezzandolo, baciandolo, stringendolo a te. Il contatto fisico è fondamentale per rassicurare e consolare il tuo piccolo.

Un altro elemento importante è lasciare al bimbo un giocattolo o qualcosa che possa servirgli come sostituto quando non ci sarete,sarebbe ancora meglio se fosse qualcosa che avrete toccato e che quindi avrà il vostro odore, perché in questo modo il piccolo si sentirà meno solo. Come potete vedere le strategie ci sono, ma più di tutto ciò che è importante è la pazienza! Alla prossima!

 

Perchè è inutile alzare la voce con i nostri piccoli

Non sempre è facile farsi ascoltare dai propri figli, ancor di più farsi ubbidire! A partire dai due anni i bambini sviluppano la propria identità che si discosta il più delle volte da ciò che un genitore si aspetta ed è qui che iniziano i problemi. I genitori spesso stanchi credono che per farsi ubbidire sia necessario urlare.

Vediamo insieme perché urlare non serve.

Alzare la voce è il modo più facile per non farsi ascoltare, questo perché il bambino si sente aggredito e di conseguenza si chiude finendo per non ascoltare ancora di più. Inoltre il sentirsi aggredito gli provoca rabbia che scatenerà quando meno ve lo aspettate. Pensateci bene tuttavia, è semplice la cosa, voi ascoltereste qualcuno che vi urla contro? Io no e voi?

COME FARSI UBBIDIRE DAI FIGLI SENZA URLARE

Le strategie per farsi ascoltare sono:

Dai poche e chiare regole.

Organizzati in modo che ogni membro della famiglia sappia qual è il suo compito.

Impara a gestire le tue emozioni. La capacità di farti ascoltare è legata alla capacità di controllare le tue reazioni. Ogni giorno da più parti siamo sempre sottoposti a pressioni, questo fa si che la soglia di sopportazione si abbassi sempre più. Impara a gestire lo stress e di conseguenza le tue reazioni questo è uno dei principali metodi per farsi ascoltare dai propri figli.

Utilizza un tono della voce pacato che permetta a tuo figlio di porsi nella condizione di ascolto.

Qualche consiglio in più

Per avere un figlio sereno fallo crescere indipendente. Questo non significa che tu debba essere distaccata, ma permettigli di esplorare il mondo che lo  circonda.  Lascialo fare da solo e se cade dagli la certezza che ci sarai per farlo alzare.

Ascoltalo sempre, anche quando gioca da solo, spesso è in quei frangenti  che fuoriescono le sue emozioni e la sua rabbia.

Rendilo responsabile, affidagli dei compiti, si sentirà più sicuro e non dovrai alzare la voce ogni volta che dovrai chiedergli qualcosa.

Sii presente emotivamente, fagli capire che lo comprendi. Questo non significa che devi assecondarlo, ma che devi fargli capire che comprendi le sue emozioni. Alla prossima!

Non vuole fare il bagnetto, che fare?

Tutte le mamme, fin da quando sono incinte pensano al bagnetto  come ad uno dei momenti più teneri dell’esperienza di mamma. Il piccolo nasce, arriva il fatidico momento e qualcosa non va come previsto. Il piccolo non vuole fare il bagno e tu  mamma vai in ansia perché il momento tanto atteso è andato in fumo. La tua ansia sale sempre più e più sale la tua ansia più il bambino piange.  Ti senti sola, inadeguata ed incapace.

Che fare?

La prima cosa da fare è non insistere! Fermarsi anche se ciò fa male e procura dispiacere è la cosa migliore da fare. Questo perché nel tentativo di trovare la soluzione più fugace non farai altro che far innervosire tuo figlio. Ci sono alcuni bambini che hanno il timore dell’acqua e questo a maggior ragione se il parto non è stato dei più semplici. Tuttavia accade anche che un bambino che sia nato facilmente abbia timore dell’acqua, questo soprattutto se la madre in quel momento è ansiosa. La prima cosa da fare è fargli prendere confidenza con l’acqua in maniera sempre più dolce e delicata.

Vediamo insieme quali passi compiere.

Anzitutto spogliati delle tue ansie, ogni bambino è differente e se tuo figlio ha paura dell’acqua di certo non è colpa tua. In secondo luogo prepara una serie di strategie, la prima è costituita dalla tua presenza dolce e serena. I tuoi abbracci e le tue carezze, anche quando piangerà, potranno aiutarlo. So che è dura, la prima volta che ho fatto il bagnetto a Maya mi sono fatta aiutare da mio marito. Il mio terrore più grande era quello di far cadere Maya a terra. Spoglialo delicatamente e nel mentre accarezzalo, questo lo rassicurerà. Ovviamente prima di partire dovrai aver preparato tutto, acqua a temperatura, accappatoio, stufetta se è inverno, porte chiuse se è estate anche se magari potresti avere un po’ caldo. Spoglialo delicatamente e continua ad essere dolce e serena. Prova leggermente ad immergerlo nell’acqua, tenendolo stretto al tuo corpo se dovesse piangere, ma senza farti prendere dal panico e con la fretta di toglierlo dall’acqua. La tua serenità sarà la sua ancora di salvezza. Alcune volte può accadere che tuo figlio si aggrappi a te, allora puoi scegliere di immergerti con lui nell’acqua, in quell’istante per lui sarà come entrare nuovamente nel tuo grembo, sii serena, sii tranquilla e goditi questo momento. La tua calma lo aiuterà a rilassarsi. Vedrai che piano piano si lascerà andare e si farà cullare dall’acqua e dal tuo corpo. Tienilo sempre sul tuo corpo se questo lo rende sicuro, vedrai che con il trascorrere dei giorni riuscirà ad essere sempre più sereno e non importa se dovrai lavarti insieme, potrai usare questo momento come la vostra coccola speciale prima di andare a ninna. Non dimenticare di preparare anche le cose per te,  asciugamano, pantofole e tutto ciò che ti serve, così potrai essere pronta per uscire dall’acqua con lui e potrai continuare a rasserenarlo.  Continua a coccolarlo mentre lo asciughi e vedrai che dopo la sua ultima poppata ( che sia di seno o di biberon) il tuo piccolo potrà addormentarsi sereno.

Qualche consiglio in più

Non avere fretta che si abitui all’acqua, sii sempre serena e non sentirti in colpa, i bambini non sono tutti uguali, verrà anche il suo tempo per fare il bagnetto serenamente, approfitta di questi istanti per prenderti cura anche di te stessa. Alla prossima!

Come superare i sensi di colpa per non avere allattato

Tutte le mamme allattano! Questa è la tipica frase che una neo mamma si sente dire. Nella sua mente durante la gestazione inizia a fantasticare sulla bellezza di questo gesto e sul fatto che possa essere semplice. Accade, tuttavia, che quando si trova il suo piccolo tra le braccia le cose non vanno come le avevano raccontato.  Molte mamme non sanno che all’inizio l’allattamento possa essere difficile, il seno si può indurire, il bambino può non attaccarsi bene, la montata lattea non è uguale per tutte. Molte mamme non sanno che se il bimbo non sa attaccarsi bene, per svariati motivi che non hanno nulla a che fare con la sua capacità di essere una buona madre, il seno possa fare male, così male da sanguinare! Non c’è una mamma che le dica:- E’ successo anche a me! Tutte intorno sono così preoccupate di dispensare consigli inutili, da far sentire la mamma inadeguata, sbagliata, tanto da farla mollare. Questo è il momento in cui il senso di colpa si insinua dentro di lei. L’inadeguatezza, il senso di non sapersela cavare scavano un solco incolmabile.

Che fare? 

La prima cosa da fare è lasciar andare il senso di colpa. Guardarsi allo specchio e dire:-Io ci ho provato!

Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono le consulenti per l’allattamento, certo è vero! Forse state leggendo proprio con una che si occupa di questo, però ricordatevi una cosa, essere mamma non significa sacrificio, sopportazione e dolore continuo. Le mamme non sono tutte uguali, ognuna ha la sua soglia del dolore, ognuna ha la sua emotività e sensibilità che è differente da quella di un’altra. Smettiamola di guardare a quello che faremmo noi ed iniziamo a guardare la mamma che non è riuscita ad allattare come ad una persona comune, con sentimenti comuni che ha avuto la sua storia ed il suo dolore.

Cara mamma tu invece puoi pensare che ci hai provato e che nonostante tutto sei una buona madre, perché, ricordati, se tu sei felice, tuo figlio è felice. Puoi trarre da questo evento doloroso l’opportunità di un rapporto diverso ma felice, puoi condividere con il tuo compagno questo evento, puoi cercare attraverso il dolore una unione maggiore in famiglia. In che modo? Parlandone, dicendo quello che hai dentro e soprattutto, perdonando te stessa! Se proprio non riesci ad essere in pace con te stessa cerca un aiuto esterno, trova qualcuno che sia in grado di farti fare questo passo, perché, ogni essere umano è differente e nessuno può ledere alla tua felicità. Alla prossima!

 

 

Il passaggio alle scuole medie, piccoli consigli per una crescita serena

Qualche giorno fa mi scrive una mamma preoccupata per l’ingresso alla scuola media del suo bambino. Ecco qualche consiglio per vivere al meglio questa fase delicata. La prima media è un po’ come la prima elementare, un passaggio naturale, ma allo stesso tempo delicato. Questo passaggio implica l’ingresso nel mondo dei grandi e l’acquisizione di nuove responsabilità. L’abbandono del corpo insegnante con cui si trascorrono molte ore per quello con alcuni docenti che si incontrano anche per poche ore.

Vediamo insieme come affrontare questo percorso in maniera serena.

Sii serena, in tal modo tuo figlio potrà attraversare questo momento in maniera tranquilla. Qualora egli avesse paura di non trovare alcun ex compagno, prospettagli la novità come qualcosa di meraviglioso. Come la possibilità di fare nuove esperienze e incontrare persone con cui condividere nuove avventure.

Accogli le sue ansie, non sminuire le sue paure e cerca di ascoltarlo il più possibile. Spiegagli che qualora ci fosse qualche nuovo compagno che non gli piace, non è tenuto a frequentarlo.

Un’altra paura  è il timore di non avere più il tempo per giocare, oppure, che i compiti saranno troppo difficili. Rassicuralo che riuscirà a svolgere tutto nel migliore dei modi e  soprattutto, confermagli che sarai al suo fianco qualora dovesse incontrare delle difficoltà.

Ricorda che questo passaggio, coincide con una fase fondamentale della sua crescita, l’adolescenza.  

La tua vicinanza e il tuo sostegno sono fondamentali per incrementare ulteriormente la sua sicurezza e la sua autostima. Sii serena e tutto andrà bene! Alla prossima!

 

 

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Anticipare o no l’inserimento a scuola: riflessioni e dubbi

 

Tempo fa, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico mi fu inviato questo articolo in posta, da una amica insegnante

http://www.eticamente.net/29272/no-allanticipo-scolastico-ecco-perche.html

 

Il messaggio diceva:

Un motivo di discussione….cara mamma psicologa…..

 Pensa che Maria Grazia non aveva ancora 5 anni….Ma lei alla materna non giocava ….scriveva solo….me lo chiedeva lei di andare nella classe dove si scriveva perché lei lì si annoiava. L.C
Cosa rispondere a questa mamma/insegnante? 

Nell’articolo si fa riferimento anche al testo del premio Nobel Renato  Dulbecco e al suo libro

http://www.montessoridesign.it/upload/relazioni/Montessori%20e%20il%20vostro%20bambino.pdf

Io non ho letto il libro, quindi in merito non posso proferire parola, ma in merito alla domanda postami dalla mamma la mia risposta è :- NELLA VITA MAI GENERALIZZARE!

Io non credo che si possa affermare in assoluto che nessun bambino debba anticipare la scuola, io stessa più volte mi pongo il problema avendo una figlia nata in aprile.

Cosa fare?  Inserirla a cinque anni e mezzo a scuola oppure a  sei anni e mezzo? Riguardo la mia esperienza personale posso dirvi che Maya ha avuto difficoltà già alla scuola materna, essendo anticipataria,  l’avevano inserita con i bambini piccoli. I primi tempi non ha avuto problemi, nel senso che lei essendo vivace subito si è inserita, in seguito, con l’arrivo di altri bambini piccoli è iniziato il disagio. La scuola era anche piuttosto rigida, per cui se Maya aveva 30 mesi doveva essere in quella classe. Il risultato è stato un completo rifiuto della scuola. Ho provato a seguire i suggerimenti degli insegnanti ma alla fine ho compreso che la loro rigidità aveva creato solo traumi a mia figlia. Incubi e vomito.

Cosa c’entra questo con l’anticipare la scuola? Magari starete pensando. Ho fatto questa piccola digressione per farvi comprendere che quello che va bene per un bambino, non necessariamente va bene per un alto. Infatti dopo aver tenuto Maya un po’ a casa per tranquillizzarla, l’ho iscritta ad una nuova scuola dove non c’è tutta questa rigidità e lei può stare tranquillamente con i bambini più grandi. La maestra già da ora mi dice che lei è particolarmente avanti e quindi probabilmente dovrò anticiparla. Non tutti i bambini sono uguali e anticipare o meno non ha nulla a che vedere con la loro intelligenza, o peggio con quella dei genitori, perché, diciamocelo spesso noi genitori temiamo che ritardare l’ingresso sia considerato un handicap. Oggi ci dicono che invece non dobbiamo anticipare e quindi un genitore più ansioso non sa cosa fare. La risposta è osservare il proprio piccolo e se lo si percepisce maturo da poter affrontare la scuola elementare allora si anticiperà l’iscrizione, altrimenti lo si lascerà giocare ancora. Ricordate, inoltre, ritornando alla mia esperienza che anche io avrei potuto dire si ma è una buona scuola, ne parlano, breve, ma alla fine mia figlia non è stata soddisfatta nelle sue esigenze. Bisogna osservare i propri figli e soprattutto bisogna parlare molto con i loro insegnanti. Riguardo questi ultimi, inoltre, dovrebbero avere l’elasticità per capire quando e come suddividere i piccoli, non tutti hanno le stesse capacità, per cui se è vero che non bisogna togliere un anno di giochi ad un bambino, è pur vero che se questi è già pronto, sarebbe solo un danno non lasciarlo andare alla scuola elementare. E se dovesse andare male? Qualcuno potrebbe chiedersi. Beh non facciamone un dramma, sarà stata un’esperienza. Importante per i nostri figli è soprattutto la nostra capacità di accogliere i loro fallimenti non vivendoli come tali, ma come esperienze andate male. E’ importante l’impegno negli individui, non il successo a tutti i costi. Alla prossima …

Rosaria Uglietti

 

10 consigli per inserire tuo figlio a scuola ed essere serena

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  1. Mostra fiducia in tuo figlio: fallo sentire sicuro, fagli capire che credi in lui e che sai che sarà felice anche lontano da te
  2. Non  fare paragoni tra tuo figlio e gli altri bambini: qualora tuo figlio avesse maggiori difficoltà ad inserirsi sii serena, non paragonarlo ad altri, i paragoni fanno male tra fratelli figuriamoci con altri bimbi.
  3. Ascolta i suoi racconti: sii pronta a sentire i mille mila eventi che accadono a scuola, magari sei stanca e vorresti del silenzio, ma i cambiamenti rendono tuo figlio un vulcano, sii paziente 🙂
  4. Non ti arrabbiare se piange: il pianto dalle mamme è vissuto come un fallimento personale, ricorda che devi lasciar fluire le emozioni di tuo figlio, solo in questo modo riuscirete in questo cammino.
  5. Non avere fretta che si inserisca: lo so magari devi prenderti del tempo dal lavoro e non è facile, oppure hai altri impegni, ricorda che tuo figlio non è una macchina
  6. Non avere fretta che resti tante ore a scuola: gli impegni incombono e temi di non farcela  a fare tutto, cerca di organizzarti con qualche amica, i familiari e tuo marito affinché tutto possa procedere nel migliore dei modi. La fretta è cattiva consigliera sempre.
  7. Rispetta le regole della scuola: ogni mamma sa quel che è giusto per i propri piccoli, ma ricorda che gli insegnanti sono lì per aiutarti e rispettare le regole darà modo a tuo figlio di inserirsi più serenamente.
  8. Informati sull’organizzazione della scuola: impara gli orari, la struttura della giornata, questo ti servirà per placare le tue ansie.
  9. Instaura buoni rapporti con gli insegnanti: gli insegnanti sono coloro che ti sostituiranno in quelle ore, non vivere questo passaggio come una competizione, ma come una possibilità che stai dando a tuo figlio di crescere.
  10. Coinvolgi tuo marito in questo percorso e create delle routine speciali: insieme a tuo marito create delle routine che invoglino tuo figlio ad andare a scuola, una canzone speciale da cantare lungo il tragitto, un abbraccio in famiglia del tutto speciale, qualcosa che lasci a tuo figlio il ricordo durante la giornata e che gli fa venire voglia di andare a scuola. Alla prossima!

Sono grande faccio da sola… piccoli consigli per bimbi sereni

Quando scrissi questo articolo su Felice-Mente Maya era in piena fase di autonomia.  Ecco qualche consiglio per l’autonomia dei bambini.

Molte volte abbiamo sentito i nostri piccoli affermare di essere grandi e di voler fare le proprie cose da soli. La frase:- faccio da sola, è l’affermazione che i genitori non vorrebbero ascoltare in alcun modo, tuttavia, essa è l’indice del fatto che i nostri bambini stiano crescendo e chiedendo un po’ d’indipendenza. Come comportarci?

La risposta a tale domanda è quella che i genitori, in particolare noi mamme, non vorremmo sentire. Lasciamoli fare!

I bambini hanno bisogno di sperimentare, provare, sbagliare, solo in questo modo impareranno e soprattutto, solo lasciandoli sbagliare faremo in modo che da grandi siano delle persone più sicure e risolute. Lo so le mamme che staranno leggendo, penseranno:- Cosa faccio se si fa male? Chi riordinerà i disastri che combina?

Lasciare che i figli imparino da soli, ovviamente, non vuol dire lasciarli in balia delle loro marachelle, vuol dire lasciargli lo spazio sufficiente affinché possano imparare senza farsi del male. Ci sono, tuttavia, dei piccoli accorgimenti che dobbiamo mettere in pratica, di seguito alcuni consigli.

La nostra casa deve essere arredata a misura di bambino, non ci dovrebbero essere angoli, spigoli, prese di corrente sprovviste di protezione, in tal modo il piccolo potrà essere libero di conoscere lo spazio che gli sta intorno senza che noi siamo sempre con l’ansia di un pericolo imminente.

Lasciare, quando è ancora piccolo che metta le mani nel piatto, la sperimentazione per i bambini è estremamente importante, è il loro modo di conoscere il mondo, a tal riguardo munirsi di tute che costino poco al fine di lasciargli saggiare e scegliere ciò che gli proponiamo.

Utilizzare dei piatti di plastica dura colorati, magari comprarne per tutta la famiglia, in modo che il bambino impari ad utilizzare le posate, impari a bere e a far da solo, senza sentirsi diverso e piccolo dal resto della famiglia. Quest’ultima opzione mi è sembrata la soluzione ideale anche personalmente, ho cercato qualcosa che rendesse indipendenti, ma senza pericoli e soprattutto che non facesse sentire diverso. Ho insegnato in questo modo l’autonomia e quindi a mangiare da sola e a conoscere i colori, ogni membro della famiglia, difatti, ha il suo bel piatto colorato in plastica dura.

Lasciare che il piccolo giochi con le nostre creme, magari creandogli un piccolo beauty con i tubetti di crema finiti con i quali potrà sperimentare, fare come la mamma, ma allo stesso tempo non fare degli sprechi. Ciò può essere utile a insegnargli l’igiene personale come potrebbe essere l’uso dello spazzolino e del dentifricio.

Questi piccoli consigli e il nostro sguardo che li accompagna nella vita di tutti i giorni renderà i nostri figli più sicuri e placherà la nostra ansia. Buona crescita e alla prossima …

Colazione e piccoli quali alimenti per affrontare la giornata

 

Devi fare colazione! La frase con cui inizia la giornata di molte mamme. Tutti sanno che è il pasto più importante della giornata, in molti fingono di dimenticarlo, in troppi imputano la fretta come scusa per non farla. L’importanza della colazione è data dall’esser stati a digiuno per otto dieci ore e quindi l’organismo ha bisogno di nutrienti per riattivarsi.

Fino a tre anni la colazione ideale del bambino è data da latte e biscotti, in genere fino a quell’età i nostri piccoli prendono ancora il biberon, per cui le mamme non si preoccupano più di tanto di organizzare una sana alimentazione, tuttavia, sempre più spesso i bambini rifiutano il latte prima dei tre anni ed è lì che iniziano i problemi, Che cosa devo dargli?

Vediamo insieme quali alimenti è meglio consumare al mattino.

I migliori sostituti del latte sono senz’altro lo yogurt e la frutta, i meno indicati sono le merendine e i succhi industriali, non saziano e abituano il piccolo a delle errate abitudini.

Un semplice menù mattutino sostitutivo del latte e biscotti può essere composto di yogurt e cereali, oppure yogurt e pane e marmellata, o ancora yogurt e dolce fatto in casa. L’idea in più può essere quella di fare un dolce tutti insieme una volta a settimana.

Ho fretta, devo correre che faccio?

Alcune mamme vanno nel panico quando i loro piccoli non prendono più il biberon perché temono di perdere tempo. Accanto alle precedenti idee riguardo ai cibi da dare, ci sono alcuni piccoli trucchi per dedicare al mattino i dieci minuti canonici da dedicare alla colazione.

Il primo e senz’altro più semplice trucco è preparare la sera la tavola con tutto il necessario, optare per lo yogurt/merenda che non ha la necessità di essere tenuto in frigo e avere sempre la scatola dei cereali a portata di mano. Comprare, dove possibile, la marmellata monoporzione che non necessita anch’essa di essere tenuta in frigo come gli alimenti precedenti e la scelta di tutti quegli alimenti che ti danno i nutrienti, sono semplici da fare al mattino e che allo stesso tempo non sono cibi spazzatura come molte merendine industriali, sono quelle scorciatoie che ti riducono l’ansia del mattino e ti permettono una bella colazione, sana e senza fretta.

Non ha fame il mattino che faccio?

In questo caso la soluzione è quella che le mamme e in generale i genitori non vorrebbero sentire, anticipare un pochino la sveglia, dare al piccolo il tempo di prepararsi e poi dargli il latte o i sostituti che abbiamo visto in precedenza, in ogni caso l’esempio è fondamentale e la colazione fatta insieme potrebbe essere un bel modo per iniziare la giornata più felici. Buon appetito e alla prossima!

Rosaria Uglietti

SicurezzAtavola e vita di tutti i giorni-Consigli per evitare il soffocamento

 

La volta scorsa parlammo dei cibi che possono provocare il soffocamento. Oggi vediamo insieme qualche consiglio in più per evitare problemi in casa e nella vita di tutti i giorni.

La cosa più semplice da fare e che spesso viene sottovalutata dai genitori, è offrire il cibo in base all’età dei nostri piccoli e di conseguenza anche le porzioni e la modalità di somministrazione dovrebbero seguire questa regola basilare. Ogni fase della crescita ha i suoi alimenti e la somministrazione più consona. Un esempio può essere quello della frutta, quando i bambini sono piccoli va somministrata frullata, è solo a partire da un anno che andrebbe somministrata a pezzettini tagliati piccoli. Lo spicchio che spesso viene dato in mano ai bambini che hanno i primi dentini è uno degli errori di sottovalutazione fatto dai genitori ed è  fra le principali cause di soffocamento.

A questo punto sovviene una domanda. Come tagliare il cibo ai nostri piccoli? Di seguito alcuni esempi. Tutta la frutta deve essere tagliata a pezzettini piccoli e non somministrata in spicchi, in particolare l’uva deve essere suddivisa in quattro, perché il chicco tagliato a metà è un’altro degli elementi sottovalutati dai genitori. Se deglutito intero un acino di uva oppure, la sua metà, facilmente possono ostruire le vie aeree dei nostri piccoli. La medesima modalità riguarda i pomodori che hanno le stesse caratteristiche dell’uva.

Un consiglio in più potrebbe essere quello di avere un occhio di riguardo se a tavola ci sono persone di età differente e quindi bambini di età diverse. Evitare giochini per farli mangiare, causano distrazione, ad ognuno la sedia giusta affinché siano seduti per bene, con la schiena diritta e non semi sdraiati. Insegnare ai piccoli di non mettere le mani nei piatti altrui, sappiamo che i bambini sono curiosi, soprattutto con cibi nuovi, il consiglio potrebbe essere quello di somministrare lo stesso cibo in base alle diverse età e prestare attenzione ai movimenti.

Quando si mangia si combatte con la morte. Questa  era la tipica frase quando noi eravamo piccoli, frasi popolari intrise di saggezza. A tavola si mangia e non si gioca, quando si mangia non si parla, quindi insegnare ai nostri piccoli a non parlare con la bocca piena. Evitare di far alzare il bambino e di farlo girare nella stanza, questo è un consiglio indicato soprattutto per i bambini inappetenti le cui madri fanno di tutto per fargli finire il piatto. Dargli da mangiare giocando o permettendogli di stare in piedi o peggio giocare, non solo può provocare soffocamento, ma instaura anche un rapporto sbagliato con il cibo. I bambini si stancano facilmente e si rischia di dover escogitare sempre nuovi giochi e teatrini pur di far mangiare il piccolo, quando in realtà ai bambini bisogna insegnare l’amore per il cibo e non insistere quando non ne vogliono. In casi specifici rivolgersi ad uno specialista del settore.

Attenzione in macchina! E’ importante non abbassare la guardia anche durante i viaggi in macchina, soprattutto, se questi ultimi prevedono un lungo tragitto. La prima cosa da fare è avere la macchina sempre pulita, evitare di lasciare giochini e oggetti potenzialmente pericolosi, in particolar modo nelle tasche laterali dei sedili. La curiosità è sempre dietro l’angolo. Evitare di dargli biscotti, caramelle e altro per rendergli il viaggio più facile da sopportare. Prevedere delle soste se il bambino è piccolo e avere sediolini a norma per un viaggio sicuro.

Importante sarebbe anche seguire una lezione per imparare le manovre di disostruzione. Ricordate che i bambini sono imprevedibili quindi non sentitevi dei genitori paranoici ma solo attenti e alla prossima !

Rosaria Uglietti