Gestire la rabbia dei nostri figli utilizzando la calma

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Molte volte i genitori si sentono disarmati davanti alla carica aggressiva dei propri figli. Non si sa come reagire, sembra che la dolcezza o la fermezza non abbiano presa su nostro figlio. Iniziamo così mille domande a passare nella mente.

Che fare?

La cosa principale da fare è non stroncare l’emozione che si manifesta. Bisogna, invece, accoglierla e contenerla. Vediamo insieme in che modo.

Il primo gesto da compiere è l’abbraccio che contiene e sostiene la rabbia. Molti bambini attraverso la rabbia si calmano subito. Ciò che è importante durante l’abbraccio è far percepire al bambino la propria tranquillità. Per cui è molto importante che non ci si lasci trascinare dalla stessa rabbia del piccolo.

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Possiamo accompagnare l’abbraccio con le carezze e delle parole di conforto che aumentino il contenimento dell’emozione negativa.

Cosa fare se la rabbia non si placa?

Ci sono delle volte in cui il bambino è particolarmente arrabbiato,in quell’istante l’istinto ci porterebbe a sculacciarlo. Il bambino ci ha trascinato nella sua rabbia. Un modo per far placare la rabbia, soprattutto, se il piccolo dovesse iniziare a dare calci, oppure, urlare è adottare un metodo che gli faccia sfogare la rabbia. Fra i più utilizzati nel mio laboratorio ci sono i salti e la lotta con i cuscini. Questi sono due modi efficaci e sicuri per placare la rabbia. Sono, inoltre, due strategie divertenti con le quali aumentare la complicità con nostro figlio.

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Cosa non fare

Reprimere la rabbia del bambino.

Ciò che non dobbiamo assolutamente fare è chiedere al piccolo di tacere. Il bambino in quel momento ha la mente offuscata. Non ha la capacità di ascoltare e/o comprendere cosa gli si dice. Reprimere la sua rabbia non farebbe altro che aumentarla. Ci saranno momenti successivi in cui potrete spiegare al bambino che quel comportamento non va bene.

Urlare più forte

Un altro comportamento frequente nei genitori è rispondere alle urla con un tono della voce ancora più alto. Ciò innesca nel bambino un meccanismo di auto-produzione della rabbia. Sentendosi aggredito e non sapendo cosa fare il bambino cerca di gestire la sua ansia urlando ancora più forte. Diventa in men che non si dica una gara a chi urla più forte che non produce nulla di buono.

Identificare il piccolo con le sue reazioni

Un altro atto tipico dei genitori è etichettare i propri figli. Si tende ad identificare il bambino con le emozioni che prova. Questo rende più comprensibile la realtà che circonda. E’ un modo di placare l’ansia che sale ed il senso di impotenza che ci prende nelle situazioni difficili. E’ anche il modo più semplice di giustificare la nostra impotenza.

 Fare pace e parlare

L’aspetto più importante di questi episodi è il dopo. Passato il momento di rabbia è molto importante parlare con il piccolo. Attraverso il dialogo il bambino può oggettivare le sue emozioni, può renderle concrete e può avere una funzione auto-regolatrice. Il bambino non deve temere la rabbia, oppure, una nostra eventuale punizione. Deve comprendere che è un sentimento come gli altri e che sono conoscendolo si può gestirlo.

Alla prossima!

Rosaria Uglietti una mamma psicologa

 

Perchè chiamarli bambini speciali?

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Avete notato che in rete le persone hanno l’abitudine di scrivere la parola bambini speciali per identificare quei bambini che hanno delle difficoltà dovute ad una discromia o ad altre patologie? Sembra quasi che l’utilizzo di una parola che possa apparire più carina alle nostre orecchie diventi in automatico una parola migliore. Questa ipocrisia letterale credo che danneggi prima di tutto i bambini ed in seguito  i genitori di questi ultimi. Etichettare le persone è a mio avviso la prima forma di bullismo, alla quale seguiranno comportamenti discriminatori da parte di tutti noi.

Speciale a chi?

Dire di un bambino che è speciale, significa che gli altri non lo siano? I bambini sono tutti speciali, al pari delle persone, perché ogni individuo è unico.

Perché dire speciale di qualcosa che in fondo non riteniamo tale, vogliamo dare una giustificazione alla nostra coscienza?

Sarebbe bello se invece la smettessimo di etichettare. Sarebbe bello se le persone fossero considerate in quanto tali e non perché maschi/femmine adulti/bambini giovani/anziani.

La paura del diverso

Usiamo questi termini perché abbiamo paura di offendere, in realtà, la vera paura sta nella possibilità che possa accadere anche a noi. Temiamo che un giorno anche noi potremmo essere etichettati come diversi e quindi usiamo la parola speciali. Molto spesso sono gli stessi genitori a chiamarli così quasi a doversi scusare di qualcosa. Quasi come se una patologia o qualsiasi caratteristica che non sia condivisa dai più sia in automatico oggetto di scuse.

La stessa cosa accade anche riguardo l’educazione. Fateci caso si ha paura ad esempio a scuola di riprendere un bambino down con il timore di passare per persone cattive. Si ha il timore di chiedere ad un bambino seduto sulla carrozzella di giocare come se i giochi implicassero solo il correre. Abbiamo paura e la paura ci risucchia in atteggiamenti  e termini sbagliati.

E se fossimo solo persone?

Io credo che dovremmo iniziare a prendere esempio dai bambini che non hanno bisogno di etichettare. Avete notato che i bambini al massimo distinguono i maschi dalle femmine e solo perché lo sentono dire? Dovremmo iniziare a prenderci meno sul serio. A spogliarci del senso di ridicolo.

Cosa centra penserete voi giusto?

Il problema invece sta proprio lì, nel timore di quello che gli altri possano pensare di noi che ci spinge ad utilizzare termini che possano apparire più gentili. Prendendoci meno sul serio, iniziando a non temere il ridicolo e nell’insieme il giudizio, sicuramente ci sentiremmo più liberi e spensierati. Avremmo più facilità di comunicazione e non avremmo bisogno di etichettare. Alla prossima!

 

 

Storia di DONATELLA: tale madre tale figlia, un uragano misto di sensibilità e ironia.

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Donatella è una delle mamme blogger che ha accettato di parlare di se. Il suo racconto rispecchia in pieno la sua personalità, è ricco ed entusiasmante, come lei nel modo di descriversi. Un uragano al suo confronto è una piccola pioggerellina. Buon viaggio nel mondo di Donatella.
La simpatia di Donatella straripa fin dalla prima domanda, ma come tutte le mamme e donne forti accanto alla superficiale strafottenza c’è una grande sensibilità e il cuore di una mamma che vorrebbe fare di più.

Iniziamo.

 Cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?

 Quando ho scoperto che sarei diventata mamma ero al settimo cielo. Ricordo che avevo il test in mano e ridevo. Ho chiamato il mio compagno sventolando il trofeo tra le mani. Ricordo il suo volto interdetto e la sua frase “E ora?”. Quella frase mi ha riportata alla vita vera e guardandolo ho risposto “E mo so …”
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La parola mamma per lei significa amore, famiglia, futuro ed essere mamma significa aver raggiunto un sogno che avevo fin da quando ero adolescente. Ho sempre desiderato una figlia esattamente come è la mia. Significa vivere il presente guardando al futuro con gli insegnamenti del passato.
Donatella è molto indipendente e per fortuna non ricorda parole che non avrebbe voluto sentirsi dire perché come ella stessa afferma Purtroppo non ascolto molto quello che mi dicono gli altri. Ho voglia di vivere la mia esperienza che, so benissimo, essere diversa da tutte le altre. Ah, potevano dirmi di dormire.
Donatella è anche la prima mamma che non si nasconde  e dice le cose come stanno senza veli. Il giudizio imperante che le altre mamme infliggono alle neo mamme, quasi come se il fatto di essersi sentite fuori luogo dovesse essere un fardello da riflettere sulle altre, per lei sono un qualcosa di assurdo.Afferma, infatti :-Non capisco perché le mamme devono raccontare la loro esperienza del parto. Ogni parto è diverso dagli altri, quindi perché ammorbare le future mamme? Il mio, ad esempio, è stato tutto una risata. Forse perché, quando le mie amiche raccontavano la loro tragedia, io me ne andavo.
Anche Donatella tuttavia ha avuto i tipici dubbi delle mamme, saprò prenderla in braccio?
Faccio una piccola digressione, non me ne vogliate, anche io quando è nata Maya avevo il timore di farla cadere, era piccolissima è nata pre termine, ma alla fine è andata tutto bene. Donatella sempre con la sua irriverenza racconta di aver pensato: Come si prende? Poi l’ho vista ed ho pensato che era bellissima.
Il suo primo racconto riguarda il primo contatto con la sua piccola, lei afferma:
La prima volta che la sua pelle ha toccato la mia. Lei sapeva benissimo chi fossi anche se ci vedevamo per la prima volta. Lei aveva scelto me come io avevo scelto lei.
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Le sue paure sono molto pragmatiche e anche le sue speranze lo sono, è una donna forte, allegra, ironica, disarmante. Non la conosco ma mi piacerebbe incontrarla.
Lei afferma :- Ho paura di non darle abbastanza affetto, tempo, disponibilità, pazienza. Ho paura di non godermi la sua crescita, i suoi traguardi, le sue vittorie. Ho paura di vederla soffrire. Ho paura che le facciano del male. Le paure di una mamma…
Le sue speranze e le sue difficoltà  le racconta così: La mia speranza è quella di andarmene solo nel momento in cui lei sarà pronta di vivere la sua vita da sola. Purtroppo si sentono tante cose brutte e vedo tanti bambini crescere senza la mamma. Mi si stringe il cuore ogni volta.La difficoltà più grande è vederla crescere da lontano. Mi spiego… lavoro tutto il giorno e, quando torno a casa la sera, la vedo sempre più grande e lei mi racconta tutto ciò che ha fatto durante la giornata. Io rimango male perché avrei voluto stare con lei, ma devo lavorare anche per darle un futuro. La difficoltà più grande è dividersi tra la famiglia, il lavoro e tutto il resto. Dovrebbero darci un premio solo per questo…
Donatella un uragano misto a simpatia e sensibilità. Alla prossima!
Rosaria Uglietti una mamma psicologa

Come gestire la rabbia dei bambini piccoli

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 Molte mamme quando il piccolo compie due anni si ritrovano improvvisamente a non saperlo più gestire. Perché? Cosa accade? Cosa fare?
La risposta a queste domande è molto più semplice di quello che voi possiate pensare, il nostro piccolo sta crescendo! La crescita di un bambino riguarda soprattutto la sua identità e il fare scelte personali, per cui ciò che a noi appare come rabbia o come capriccio è solo il frutto della sua crescita e della sua individualità.
 La rabbia può scatenarsi in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo che ai nostri occhi può sembrare banale ma che per lui non lo è. Come vi ho ricordato per altre esperienze, cerchiamo di guardare il mondo attraverso gli occhi del nostro piccolo, armiamoci di tutta la pazienza di cui siamo capaci e soprattutto non giudichiamo il suo mondo con i nostri occhi. Ciò che dobbiamo avere in mente è questo:- Mio figlio sta crescendo, la sua rabbia significa che il mio lavoro di genitore sta andando nel verso giusto.
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La rabbia, infatti, arriva perché oltre a crescere e ad avere la propria individualità, il piccolo fa fatica ad esprimere ciò che vuole se noi siamo genitori severi e soprattutto se tendiamo ad anticipare le sue richieste. Un esempio molto semplice per farvi capire il suo stato d’animo riguarda il mettersi un giubbino quando fa freddo, oppure il cappello o ancora la sciarpa. A quanti genitori sarà capitato di lottare per far mettere la giacca, il cappello, la sciarpa? Avete mai pensato che il nostro avvertire freddo o caldo è diversamente percepito dal bambino? Ecco! Il suo dire no, non è un affronto alla nostra autorità ma semplicemente la sua capacità di dirci se ha freddo, oppure, caldo. Noi genitori siamo entusiasti ma spesso anche impauriti da questa rabbia e dai continui noi, siamo orgogliosi della crescita dei piccoli, ma allo stesso tempo, temiamo per la nostra capacità di intervento.
Un altro mito da sfatare è la possibilità che nostro figlio voglia provocarci. Molti genitori, difatti, credono che la rabbia e i capricci del bambino siano un attacco alla loro persona. Niente di più sbagliato.
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Cosa fare e cosa evitare per gestire la rabbia

Può accadere che la rabbia si manifesti perché non trova un giocattolo, oppure, una torre di costruzioni è caduta, che fare? La prima cosa che ci verrebbe in mente è quella di dire:- Non fa niente! Magari anche con un tono alto. Il bimbo in quel caso può sentirsi solo mortificato e deriso dei suoi sentimenti, meglio evitare. 

Ciò che potremmo fare invece è aiutarlo a cercare il giocattolo, oppure, dirgli adesso facciamo una torre più alta e più bella!

Molte volte, accade anche che il piccolo si allontani da noi perché arrabbiato, anche in questo caso, non prendiamola sul personale, dopo poco vedrete che verrà da voi e in quel caso dovete accoglierlo e sostenere i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Evitare la fretta nella vita di tutti i giorni. 

Molte volte accade che la rabbia del piccolo arrivi nei momenti per noi cruciali, al mattino prima di andare a scuola e durante la spesa. Perché? La risposta è semplice, stiamo imponendo ai nostri piccoli i nostri ritmi. Cosa possiamo fare? Alcuni genitori, soprattutto quelli che lavorano, tendono ad incastrare i vari elementi della propria vita, in questi sono inclusi l’accompagnamento a scuola e la spesa. Molti genitori pensano anche che non sia giusto darla vinta ai propri piccoli. Posso assicurarvi che rispettare i tempi del bambino non è dargliela vinta, è soltanto un modo per vivere sereni. Sarebbe opportuno trovare uno stratagemma per non dover sempre correre. La calma e la lentezza sono uno stato mentale, ricordatelo! La mattina possiamo anticipare la sveglia di qualche minuto per non dover correre, se i genitori lavorano entrambi, trovare un modo per dividersi l’accompagnamento e magari cercare un rito che permetta al bambino di fare le cose senza intoppi. Ogni famiglia avrà il proprio rito ed il proprio ritmo. Che fare se nonostante un rito il bambino faccia un capriccio? Calma, essere calmi è sempre l’arma migliore, abbracciare il piccolo, rassicurarlo e per una volta dimenticarsi dell’orologio.

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Riguardo la spesa, un’ottimo consiglio è quello di evitare di farla quando il bimbo è stanco. Un ottimo stratagemma potrebbe essere quello di programmare la spesa affinché non diventi un peso. Trovare un momento in cui si possano conciliare i nostri impegni quotidiani. Vi porto un esempio personale, io non posso guidare a causa della fibromialgia come sapete, mio marito, invece, è soggetto a turni. Il nostro momento della spesa è diventato un piccolo rito per far trascorrere più tempo Maya con il papà e di conseguenza per me di scegliere tra gli scaffali. Maya resta in macchina con il papà ad ascoltare la musica, è stata una sua specifica richiesta, mentre io faccio la spesa, quando è il momento di mettere le cose in macchina abbiamo due possibilità, la prima è chiamarli così mio marito mi aiuta ed io sto con Maya, la seconda, quando la spesa non è pesante è andare io da loro con il carrello e farmi aiutare da entrambi. In questo modo la spesa da momento di corsa diventa un momento di condivisione. Alla prossima!

Come e quando togliere il ciuccio: consigli per vivere bene.

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Arriva una fase nella vita dei nostri piccoli in cui bisogna fare un grande passo, questo momento è l’abbandono del ciuccio. Ci sono pareri discordanti sull’età in cui toglierlo e soprattutto sulle modalità. Qualcuno dice intorno ai due anni, altri ritengono si possa arrivare fino a tre, ad ogni modo non c’è un’unica verità, questo perché i bambini sono diversi fra loro e ognuno ha una maturità differente dall’altro. L’importante è non procrastinare l’evento in maniera eccessiva. Continue reading “Come e quando togliere il ciuccio: consigli per vivere bene.”