Vivi una mamma creativa

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Ho conosciuto Vivi per caso in rete, mi fece richiesta di amicizia attraverso una collega. Iniziammo subito a parlare spesso, ha una mente creativa e come me ha una passione per le filastrocche e Gianni Rodari. Il suo modo di scrivere è irriverente, ma ad un occhio lungo non scappa la grande sensibilità di cui è capace e questa intervista lo dimostrerà. Vivi ha tre bambini, due maschi e una femmina, questa la sua storia.

Ricordi cosa hai provato quando hai scoperto che saresti diventata mamma?
Un’emozione fortissima. Ero in fase di separazione dal mio primo marito, che continuamente mi accusava di essere una persona psicologicamente labile che mai avrebbe potuto essere madre. Ecco, nel momento in cui ho scoperto di aspettare un figlio dal mio compagno, ora mio marito, ho capito che invece avrei potuto donare una vita e che stavo aspettando quel momento da sempre. Penso di essere nata per questo.
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Se ti dico mamma cosa pensi?
Per me vuol dire svegliarmi la mattina e dedicare me stessa alla crescita e alla serenità di tre piccoli esseri umani. Io sono il loro punto di riferimento ed è una grandissima responsabilità cercare di essere sempre equilibrata, non dare di matto quando ti snervano, avere tutto sotto controllo, dar loro l’esempio giusto per farli crescere forti e responsabili. È un duro lavoro…durissimo!
Vivi come tutte noi mamme è stata vittima dei luoghi comuni e delle frasi fatte, infatti avrebbe voluto sentirsi dire Che erano felici per me, per noi. Il primo bambino è arrivato nel momento più caotico e sbagliato della mia vita. Ma lui era lì, dentro di me, e io non sono riuscita davvero a rinunciare a lui. Quando è nato la situazione era molto tesa, poi lui ha risolto un po’ tutto con la sua sola presenza. 
Le hanno fatto invece considerazioni di tipo economico-finanziarie (il mio compagno era appena entrato in cassa integrazione – lo è ancora), non ricordo nulla. Ma solo perché tendo a dimenticare le cose brutte.
Vivi non si è smentita e quando ha preso per la prima volta il suo piccolo tra le braccia ha urlato: “Ma è bellissimo!” e si è messa a piangere. Afferma, infatti,:-Dopo un travaglio lunghissimo e un lungo parto, è stata una gioia immensa vederlo tra le mie braccia. 
I primi ricordi di V riguardano:I primi passi, le prime parole, ma soprattutto l’aver tenuto i bambini in fascia in ogni momento, averli allattati oltre i due anni e aver dormito con loro fino a grandi. L’alto contatto, insomma.
Al pari di tutte le mamme anche V ha le sue paure, le sue speranze e le sue difficoltà. Ho paura continuamente di sbagliare. Mi metto sempre in discussione, mi guardo dall’esterno e cerco di capire dove sto sbagliando. Per questo chiedo loro spesso scusa, perché mi rendo conto a volte di essere nevrotica, a volte di esagerare con i toni, di pretendere troppo da loro. Ho paura di non dare loro i giusti insegnamenti per farli diventare persone per bene. Il loro futuro mi spaventa moltissimo.Spero di avere la fortuna di poter dare ai miei figli tutto quello di cui avranno bisogno, di poterli far studiare fuori e poterli sostenere sempre economicamente. Trovo difficile conciliare lavoro e ruolo di mamma a tempo pieno, ad esempio. Non voglio rinunciare alla crescita dei bambini e non voglio baby-sitter, ma mi piacerebbe molto continuare ad avere degli spazi per me, soprattutto nel lavoro. Certo, loro sono bambini buoni, ma portarli sempre con me forse non è giusto. Ho bisogno di stare anche un po’ da sola.
 V mi parla anche delle sue emozioni nelle successive gravidanze, affermando:-
Le emozioni sono state sempre le stesse. Ho amato e desiderato ogni figlio allo stesso identico modo. Forse solo con Eva, avendo avuto due maschi prima, mi sono emozionata tanto all’idea che fosse una femminuccia. Anche le paure sono state le stesse, non ho avuto gravidanze facili e il mio terrore era quello che potessero essere malformati. Non posso dire di essermi emozionata in modo diverso, ma i tre parti sono stati molto diversi tra loro. Con Tommy ho avuto una gravidanza a rischio e un parto terribile. L’unica gioia è stata che c’era il papà con me, che ha assistito e mi ha supportata. Con Francesco invece ero sola, ero andata per un controllo ma in meno di mezz’ora ho partorito ed è stata un’emozione fortissima tutta mia. Forse per questo io e lui abbiamo un rapporto speciale. Con Eva invece è stato tutto più semplice, il parto è arrivato nei tempi giusti, anche se lei ha faticato ad uscire. C’erano mio marito e mia madre ad assistere, erano le tre di notte e c’era una situazione surreale. Una volta nata, passata mezz’ora, il ginecologo mi ha fatto alzare in piedi e mi ha detto: “Ora torniamo in stanza a piedi”. Mi sembrava un film! Ma quando il giorno dopo ho visto tutti e tre i miei bimbi vicini a me, mi sono resa conto di essere una donna, una mamma, davvero fortunata. Rifarei tutto, dal primo momento all’ultimo.
 
 Trovo V una donna davvero in gamba, senza nulla togliere alle altre, una persona molto sensibile, forse troppo, con una mente sempre in evoluzione e in costruzione, una persona che non si abbatte. Ammiro la sua forza e pur non conoscendola di persona la sento amica, come dicevo prima ci accomuna la passione per Rodari e soprattutto conversando con lei, pur virtualmente, mi accorgo che abbiamo avuto una educazione simile e delle esperienze scolastiche similari. Le ho chiesto di fare qualche laboratorio nel mio studio, chissà magari ve lo racconteremo. Alla prossima!
Rosaria Uglietti una mamma psicologa

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