E mi nascondo per vivere serena, il racconto di Chiara una mamma plus dotata.

Ho già parlato di Chiara precedentemente, successivamente le ho chiesto se avesse voglia di raccontarmi qualcosa. A questa domanda lei è rimasta un po’ spiazzata, pensava di avermi raccontato già dei sui figli, ma alla proposta di un tema libero accetta. Quello che segue è un piccolo sfogo di una madre, uno spazio per dar voce a tutte le mamme di bambini considerati diversi. Sarebbe così semplice se iniziassimo a considerare i bambini e in genere le persone come tali e non per il fatto di essere maschi/femmine, piccoli/grandi, normodotati/plus dotati/portatori di handicap. Buon viaggio nel mondo di Chiara.

Essere mamma di due ragazzini plus dotati non è affatto una passeggiata. Devo dire che ogni plus dotato è a se, però se faccio affidamento ai ricordi, mi sovviene quanto Ale sia stato sempre veloce a livello di apprendimento. Ha iniziato a parlare ad un anno, ma subito “da grande” senza fare la famosa tappa delle parole inventate, era il mio primo figlio e non avendo bambini con cui confrontarmi per noi non era una situazione strana, anche se le maestre del nido prima e dell’asilo poi ci hanno sempre detto che erano stupite della sua proprietà di linguaggio.

Con gli anni noi genitori ci siamo sentiti dire di tutto, da parenti, conoscenti e persone che potevano tranquillamente farsi gli affari loro, si perché se un bambino è diverso, ragiona in modo particolare, fa delle richieste “da grande” chissà perché deve essere sempre colpa di noi genitori e soprattutto della mamma che lo stimola troppo.

Si perché se lo stimoli troppo gli togli il tempo per giocare, non guardano se in casa hai una sabbionaia dove tuo figlio passa ogni pomeriggio a manipolare, costruire, giocare con acqua e sabbia, se hai letteralmente coperto tutto il pavimento del salotto con un mega tappeto dove lui può rotolare, svuotare i giocattoli e considerarlo il suo territorio privato, oppure se insieme a lui guardi i cartoni e eviti programmi da adulti perché tanto a te la tv non interessa e vuoi passare anche quel tempo insieme a lui.

Tu hai sbagliato qualcosa, perché lui parla come un adulto, perché lui fa delle richieste da grande e tu come genitore lo devi prendere in giro, non gli devi dire la verità; se a 3 anni ti chiede:” mamma quando andiamo al parco” tu devi rispondergli domani perché tanto loro non sanno che oggi è il domani di ieri e il bambino si dimentica.

Inutile spiegare agli adulti che tuo figlio a 3 anni conosce molto bene la differenza tra oggi e domani e il giorno successivo ti chiederà:” mamma come mai non mi porti al parco se ieri me lo avevi promesso?”

E anche li sei tu quella sbagliata, perché dovevi ingannare tuo figlio e non trattarlo come una persona e dirgli sempre la verità, ma i bambini piccoli vanno ingannati, per farsi ascoltare vanno spaventati con l’uomo nero e la strega cattiva perché solo così tuo figlio ti ascolterà.

Io mi sono sempre rifiutata di trattare mio figlio come un piccolo ignorante, l’ho sempre trattato come un mio pari, ovviamente spiegando la situazione in base alla loro età e non gli ho mai mentito, le uniche due bugie che ho raccontato ai miei figli sono l’identità di Babbo Natale, e la morte di un loro prozio, perché erano troppo piccoli per capire il gesto estremo che ha deciso di fare.

Per il resto ho sempre spiegato tutto, perché voglio che loro si fidino di me, che sappiano che da me avranno sempre e solo la verità, che se dico no è no e non si discute e devo dire che fino ad oggi questo mio modo di crescerli si è rivelato buono. Sono educati, rispettosi e sanno che se dico no devono stare attenti, perché non scherzo, ma allo stesso tempo, hanno un buon margine di azione. Sperimentare, sbagliare e riderci sopra, perché dagli errori si impara e non bisogna mai prendersi troppo sul serio perché come diceva Edison

chi non sbaglia mai perde un sacco di buone occasioni per imparare

Con gli anni purtroppo mi sono nascosta e ho nascosto i miei figli e la loro diversità perché non riuscivo più a reggere le critiche negative nei miei confronti. Nego l’evidenza e ad alcune persone ho pure negato la disgrafia di Ale, sono stanca di scontrarmi con persone che non capiscono e continuano a giudicare. L’età, la vecchiaia o l’esperienza mi hanno fatto capire che mi posso aprire solo con determinate persone e nascondermi con altre, perché i miei figli hanno tutto il diritto di vivere sereni, di avere una mamma serena che sorrida e che faccia da filtro con chi vuole solo giudicare.

Inutile aggiungere altro direi, Chiara ha espresso perfettamente la condizione delle mamme con i cosiddetti figli speciali, termine che non mi piace. I figli sono tali e basta e dovremmo essere noi genitori a comprenderlo, quando invece siamo sempre i primi a giudicare quelli altrui. Alla prossima!

Rosaria Uglietti una mamma psicologa

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