Roy, un padre che vorrebbe fare di più …

Ho conosciuto Roy in occasione di un incontro professionale, venne a studio per parlarmi della sua vicenda personale.  Egli è un papà a distanza, è separato e il suo piccolo vive nei pressi di Roma. Come tutti i genitori in separazione conflittuale deve gestire l’amore che prova per il suo piccolo con la rabbia che prova nei confronti della sua ex compagna. Nel tempo gli chiedo se vuole partecipare ai racconti di vita e tramite mail gli invio il questionario, che riempie in maniera più che esaustiva.

Sebbene siano trascorsi quasi otto anni e sia in procinto di diventare nuovamente padre, Roy ricorda e racconta in maniera dettagliata la sua prima esperienza.  Parla di un’emozione indescrivibile, dato che un anno prima, la gravidanza della mia ex moglie si era interrotta al terzo mese. Vi lascio immaginare come abbiamo vissuto la gravidanza, dato che avevamo avuto quell’esperienza negativa.

Roy sente tutto il peso della complessità nell’essere un genitore a distanza, i carichi emotivi, la conflittualità dei sentimenti e la nuova vita che si appresta a vivere. La parola papà e il suo significato per Roy sono:- PAPÀ è una parola grandissima associata ad un piccolo uomo. Ma che mette alla prova quel piccolo uomo, a diventare grande come la parola . Essere papà nella mia situazione è qualcosa di incompleto, ma che allo stesso tempo mi da forza per far avere un futuro ai miei figli. Purtroppo mio figlio dista  400 km da me e quando tutto va bene lo vedo 2 week-end al mese, troppo poco tempo per dargli il mio affetto a 360°. Non potremmo mai recuperare tutti gli abbracci, tutte le emozioni che vivono un padre ed un figlio sotto lo stesso tetto.

 Nella sua esperienza negativa, tuttavia, non ricorda frasi che avrebbe voluto sentirsi dire e quelle sciocche che tutti ripetono e che data la sua forte personalità, lo hanno lasciato illeso. Dice, infatti, di non ricordare se avesse voluto sentirsi dire qualcosa, mentre alla domanda: C’è qualcosa che non avresti voluto sentirti dire e ti hanno detto quando sei diventato papà? Risponde:- Le solite frasi fatte, ma che io sinceramente non ho neanche ascoltato, ho risposto con un sorriso.   
Roy al pari di tutti noi genitori ha un ricordo molto vivo della prima volta che ha preso suo figlio in braccio, dice, infatti di aver provato paura, gioia e tanto, tanto amore. Tra i primi ricordi di Roy vi è la prima volta che il suo piccolo lo ha chiamato papà. La prima volta che mio figlio mi ha chiamato papà…mi risuona ancora come una dolce melodia. La paura più grande di Roy tuttavia resta quella di non riuscire ad essere un ottimo padre, la speranza più grande quella di far si che i figli crescano il meglio possibile. La sua difficoltà è in prospettiva e rimarca il suo dolore e il timore di un continuo fallimento, infatti, dice che fare il genitore è, e resta un mestiere incompleto…un mestiere che devi aggiornare continuamente,perché ogni piccolo errore può essere catastrofico e far perdere tutto quello che si e fatto fino ad allora.
 Mi piace sottolineare in questa storia, tuttavia, che nonostante il fallimento di un’esperienza e la paura di sbagliare, per Roy le gioie e l’amore saranno quelle della prima gravidanza.
Alla prossima con una nuova storia, sempre qui, sempre con noi …
Rosaria Uglietti una mamma psicologa
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